di Roberto Giardina Abolire il capotreno? È come abolire il capitano di una nave, non ha importanza che sia un mercantile o un transatlantico. Ma, evidentemente, per risparmiare si è convinti che sia un personaggio superfluo. Meno importante del macchinista e del controllore. Per la verità su alcune linee della metropolitana, a Parigi o a Torino, hanno già fatto fuori il conduttore. Il convoglio è guidato da un computer, e dalla centrale su uno schermo si controlla da remoto che tutto proceda secondo il previsto. E sono già in prova bus urbani senza conducente. Se si può eliminare chi sta al volante, avranno pensato, possiamo...

di Roberto Giardina

Abolire il capotreno? È come abolire il capitano di una nave, non ha importanza che sia un mercantile o un transatlantico. Ma, evidentemente, per risparmiare si è convinti che sia un personaggio superfluo. Meno importante del macchinista e del controllore. Per la verità su alcune linee della metropolitana, a Parigi o a Torino, hanno già fatto fuori il conduttore. Il convoglio è guidato da un computer, e dalla centrale su uno schermo si controlla da remoto che tutto proceda secondo il previsto. E sono già in prova bus urbani senza conducente.

Se si può eliminare chi sta al volante, avranno pensato, possiamo rinunciare al capotreno. In fondo quali sono i suoi compiti di cui non si possa fare a meno? Ma, paradossalmente, il capotreno, le chef de train in francese, e più impressionante per chi non sa la lingua in tedesco, Zugführer, è importante perché ci sembra che non faccia niente, quando il viaggio scorre normalmente, senza imprevisti, senza guasti. Ma diventa decisivo nell´emergenza. Allora tocca a lui prendere la decisione giusta. Ed oggi sono molte le capotreno, eleganti, decise, e comprensive, a sorvegliare sul nostro viaggio, quasi sempre senza mai diventare protagoniste. È il capotreno, il padrone di casa, in Assassinio sull´Orient Express il giallo di Agatha Christie, per l´esattezza è il responsabile della prima classe, da lui dipende nella tormenta la sorte dei passeggeri, vittime e assassini. Sarà un capotreno il primo a precipitarsi sul corpo di Anna Karenina, che alla fine del romanzo di Lev Tolstoj si butta sotto la locomotiva. Un personaggio che rimane sullo sfondo.

Chi era il capotreno sul convoglio che nell´aprile del 1917, portò Lenin dall´esilio in Svizzera, attraverso la Germania e la Scandinavia fino a San Pietroburgo? La storia non lo ricorda perché il treno giunse senza imprevisti a destinazione. È il capotreno che annuncia a Hans Castorp, il protagonista de La Montagna incantata di Thomas Mann, l´arrivo a Davos. Due righe in 800 pagine, ma è lui a dare inizio al romanzo.

Il capotreno è una figura dell´infanzia, quando il viaggio in treno era un´avventura, anche se si partiva per le vacanze. Ricordo il capotreno sull´accellerato da Palermo a Cefalù, settanta chilometri e due ore. Faceva trascorrere il tempo calcolando la media tratto per tratto, annunciando da grande attore ritardi e recuperi, di ore, di minuti e di secondi. Alla fine, se era il caso, andava a congratularsi con il macchinista della locomotiva a carbone. Trasformava il viaggio quotidiano dei pendolari in un evento epico, sempre diverso per loro.

Ed è ancora lui, il capotreno, che a vista, controlla che tutto sia in ordine prima di alzare la paletta e ordinare la partenza in completa sicurezza. Al capotreno sono affidati mille passeggeri, anziani, donne, bambini, stranieri che si smarriscono tra le lingue, tocca a lui essere pronto a risolvere mille possibili emergenze e problemi . Perciò è insostituibile.

E se voi passeggeri non vi accorgete di nulla, spesso è merito suo, del mitico capotreno. Il fattore umano, va ricordato, non è superfluo nell´éra dell´elettronica, della tecnologia e della digitalizzazione dove tutto sembra essere sostituibile da una macchina.