Davide

Rondoni

Caro Roberto, profitto della occasione di un articolo che mi chiedono per mandarti una lettera, al di là dei messaggi che ci scambiamo ogni tanto, come nel giorno del Leone veneziano. La nostra strana amicizia è nata intorno alla poesia, a Dante e non solo. Molti di coloro che oggi faticano un po’ a ritrovare in te il comico dei tempi dei salti in braccio a Berlinguer e ti "accusano" più o meno apertamente d’esser divenuto una icona istituzionale (le serate Rai, i salamelecchi a Mattarella etc) non colgono una questione di fondo. Forse vorrebbero che tu ti limitassi a farli ridere come uno dei tanti intrattenitori.

Ma il fatto è che l’Italia, se è qualcosa, è una patria culturale. È una questione di spirito, molto più che di governi, banche centrali, partiti, prefetture. Ma lo spirito che rende l’Italia una patria unica al mondo cosa è? Cosa crea e ricrea, in ogni senso, questa strana terra abitata da gente diversissima che però, dalle Alpi alla Sicilia, è orgogliosa d’esser compatriota di Dante, Michelangelo, Antonello da Messina, Caravaggio, Leopardi, Ungaretti. Molti di costoro sono italiani ma l’Italia politica non c’era! E Ungaretti è nato in Egitto. Ma sono italiani! Caro Roberto, sai, molti non capiscono che artisti, giullari e i poeti, che uniscono l’alto e il basso, il cielo e la terra, Dio e il sorriso, lo spirito e la storia, sono i nostri migliori rappresentanti.