Davide Nitrosi Non possiamo dire che il ritorno dello Stato padrone sia una notizia. L’operazione Cdp-Atlantia, con cui il consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti acquista il ramo autostrade per 9,3 miliardi, è la dimostrazione che l’Italia è un Paese fatto di corsi e ricorsi. Gli interventi pubblici nell’economia sono come certi amori: fanno giri immensi ma poi ritornano. Magari sotto mentite...

Davide

Nitrosi

Non possiamo dire che il ritorno dello Stato padrone sia una notizia. L’operazione Cdp-Atlantia, con cui il consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti acquista il ramo autostrade per 9,3 miliardi, è la dimostrazione che l’Italia è un Paese fatto di corsi e ricorsi. Gli interventi pubblici nell’economia sono come certi amori: fanno giri immensi ma poi ritornano. Magari sotto mentite spoglie, magari nella versione 2.0 in cui lo Stato c’è ma non si deve vedere. Cdp non è un ministero, ma è controllata per circa l’83% dal ministero dell’Economia. Raccoglie e reinveste il risparmio postale. Ha una dote di oltre 400 miliardi, partecipa con Invitalia al Fondo nazionale innovazioni. È il venture capitalist dell’economia italiana. O almeno potenzialmente.

Come dicevamo, Autostrade non è che l’ultimo capitolo. Lo Stato è più volte intervenuto in Alitalia, l’ultima volta con tre miliardi e l’operazione Ita. Poi il caso Ilva, con Invitalia (sempre controllata dal Mef) che si prenderà il 50%.

Per non parlare di Mps, dove il Tesoro ha parcheggiato – diciamo così – 5,4 miliardi per prendersi il 64% della banca che altrimenti rischiava di saltare in aria. Tutti interventi di emergenza, giustificati dal fatto che lo Stato deve salvare "interessi nazionali". Ma il punto è questo. Lo Stato non può agire solo per salvare il salvabile. Non può essere il ritorno al passato, la replica delle Partecipazioni statali vecchio stampo con corollario di carrozzoni e boiardi di Stato. Se proprio vogliamo affidare allo Stato il compito di spingere la trasformazione economica e tecnologica dell’Italia – perché abbiamo capito che i privati, nell’epoca della globalizzazione, non ce la fanno – allora bisogna avere una strategia e una visione del futuro. La strategia non può essere quella dell’emergenza, il bancomat che difende interessi costituiti o mette una toppa agli errori dei privati. L’unico Stato padrone accettabile oggi è uno Stato promotore dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile. Il resto sono costose mance che non possiamo permetterci.