Marcella Cocchi Non ho mai capito perché un Paese con due enormi problemi intrecciati come la tassazione eccessiva e l’evasione fiscale diffusa, anziché mettere mano a riforme strutturali, abbia gettato via tempo e risorse preziose per misure marginali. Bonus, alambicchi contabili, premi a spendaccioni come...

Marcella

Cocchi

Non ho mai capito perché un Paese con due enormi problemi intrecciati come la tassazione eccessiva e l’evasione fiscale diffusa, anziché mettere mano a riforme strutturali, abbia gettato via tempo e risorse preziose per misure marginali. Bonus, alambicchi contabili, premi a spendaccioni come il supercashback e sistemi a lotterie (degli scontrini), che fin dal primo istante – era chiaro – non avrebbero potuto apportare cambiamenti veri.

Il cashback è stato uno di questi esempi. Una mezza cartuccia, con l’ambizione sì giusta di scoraggiare l’evasione favorita dal contante e spingere il digitale, ma con due difetti. Il primo è l’inevitabile temporaneità, perché figurarsi se l’indebitatissima Italia può permettersi a lungo il rimborso di Stato sul 10% delle spese sostenute con pagamento elettronico. Il secondo è che, a differenza dei sistemi esteri, il cashback all’italiana non faceva alcuna distinzione sul tipo di spesa, né sui redditi dei suoi destinatari. Dunque, se una traccia(bilità) ha lasciato dietro di sé (8,9 milioni lo hanno usato), di certo non si è trattato di una rivoluzione concettuale. Oggi Draghi spazza via un altro simbolo caro ai grillini e pianta un’altra bandierina nella lotta al "debito cattivo" contro i bonus a pioggia. Era la misura di Giuseppe Conte, ora nei guai per tutt’altro: l’ex promoter Grillo. L’ex premier sognava di destinare al ‘rimborso di Stato’ altri 5 miliardi di Recovery. Invece un anno senza cashback vale più di 3 miliardi di risparmi. Per qualcosa, si spera, che lasci davvero una traccia.