di Rita Bartolomei "In Italia a marzo c’erano 5.179 posti letto di terapia intensiva. Oggi ne abbiamo circa 10mila e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. I ricoverati sono 3.400, quindi la pressione su questi reparti non c’è". Questo è il Paese che vede il commissario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. Eppure solo tre giorni prima, venerdì, proprio i numeri del ministero alla Salute – intabellati da Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che dipende da Speranza – mettevano in fila, dall’Umbria alla Puglia, 11 regioni con reparti abbondantemente sopra la soglia critica di saturazione,...

di Rita Bartolomei

"In Italia a marzo c’erano 5.179 posti letto di terapia intensiva. Oggi ne abbiamo circa 10mila e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. I ricoverati sono 3.400, quindi la pressione su questi reparti non c’è".

Questo è il Paese che vede il commissario all’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri. Eppure solo tre giorni prima, venerdì, proprio i numeri del ministero alla Salute – intabellati da Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali che dipende da Speranza – mettevano in fila, dall’Umbria alla Puglia, 11 regioni con reparti abbondantemente sopra la soglia critica di saturazione, individuata nel 30%. Come si spiega? La domanda sbatte subito contro l’irritazione degli anestesisti. "Le parole di Arcuri ci hanno fatto molto arrabbiare – attacca Alessandro Vergallo, presidente dell’associazione Aaroi-Emac –. Noi stimiamo che i posti letto reali non superino i 7.500. Poi se vogliamo spostare l’asticella verso l’alto considerando anche le sale operatorie vabbè...". Nella mappa d’Italia degli anestesisti, "oggi le rianimazioni sono in sofferenza nelle grandi città, da Milano a Torino a Napoli. Ma è ancora più critica la situazione delle terapie sub intensive. Lì i numeri sono ancora più aleatori. E sono in sofferenza i ricoveri ospedalieri e i pronto soccorso, tutti abbiamo visto le file".

Alvaro Chianella, presidente della stessa associazione in Umbria, conferma: "Qui siamo sempre al 54% di occupazione, se non di più. E poi è inutile dire che abbiamo aumentato i posti in terapia intensiva se non abbiamo personale". Vergallo mette il carico: "Vale per gli anestesisti ma molto di più per gli infermieri. Perché per loro lo standard è di 1 ogni 2 posti letto".

Giuseppe Carbone, segretario generale Fials, non crede al miracolo del fine settimana. "Le regioni sono tutte in un mare di guai. Se hanno bisogno di rivolgersi all’esercito e di chiedere ospedali da campo, vuol dire che le cose non stanno funzionando. Arcuri è un uomo che fa politica". I dati. "Bisogna vedere quali sono. Di giornata? Di una settimana prima? Tutte le regioni rispondono nello stesso giorno? Tutti dicono la verità?".

Insomma, la voce che arriva dai territori racconta un’altra storia. Poche ore prima del riepilogo di Arcuri, nel pieno di una domenica infernale con 12 ricoveri in terapia intensiva, in Piemonte è partita una lettera dalla Regione alle Asl con tono perentorio: attivare entro tre ore "dal ricevimento della presente 2 posti letto di terapia intensiva e attivare un ulteriore letto di terapia intensiva nelle successive 24 ore". Gian Cibinel, responsabile dell’area pronto soccorso, con educazione sabauda osserva: "Forse Arcuri è un po’ troppo rassicurante... Gli ospedali sono davvero sotto pressione. E poi c’è la fatica delle persone, al di là dei numeri, il fattore umano".

Lo stesso che rimarca Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute. Gli specialisti di terapia intensiva "sono sommersi dal lavoro, operano in condizioni drammatiche. Occorre dunque fare di tutto perché non si arrivi nei reparti critici. E va in questa direzione anche il professor Locatelli. Bisogna partire dalla corretta gestione dei pazienti a domicilio".