Miss Provenza April Benayoum
Miss Provenza April Benayoum
"Quando in un Paese si colpisce un ebreo, vuol dire che quel Paese non sta bene. Gli ebrei sono il termometro del grado di umanità della società", diceva Goethe. Da questo punto di vista, la Francia sta malissimo: dall’affare Dreyfus a Miss Provenza la sua storia è un elenco interminabile di minacce, provocazioni, aggressioni, attentati a sfondo antisemita. Molotov contro negozi kosher, cimiteri profanati, croci gammate sui muri, sevizie contro vittime inermi: "Non c’è pace a Parigi. Molti ebrei se ne sono già andati, altri vivono nell’ombra e rinunciano a portare la kippa", mi dice lo...

"Quando in un Paese si colpisce un ebreo, vuol dire che quel Paese non sta bene. Gli ebrei sono il termometro del grado di umanità della società", diceva Goethe. Da questo punto di vista, la Francia sta malissimo: dall’affare Dreyfus a Miss Provenza la sua storia è un elenco interminabile di minacce, provocazioni, aggressioni, attentati a sfondo antisemita. Molotov contro negozi kosher, cimiteri profanati, croci gammate sui muri, sevizie contro vittime inermi: "Non c’è pace a Parigi. Molti ebrei se ne sono già andati, altri vivono nell’ombra e rinunciano a portare la kippa", mi dice lo scrittore ebreo Marek Halter.

Nel 2019 secondo il ministero degli Interni si sono verificati in Francia 687 fatti gravi a carattere antisemita: il 27 per cento in più dell’anno precedente. L’ultimo episodio ha come sfortunata protagonista April Benayoum, seconda classificata al concorso di Miss France in cui rappresentava la Provenza. Una bella ragazza di 21 anni, studentessa di Scienze commerciali, che ha avuto il torto di rivelare che suo padre è un italiano di origine israeliana. "Chi vota per lei è un figlio di puttana", "non vogliamo una Miss Provenza ebrea", "hai nelle vene sangue ebreo, vattene via", sono alcuni dei tweet velenosi che hanno inondato i social network. Una vergogna per il Paese che si definisce "la patria dei diritti umani".

La Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta, mentre il governo ha preannunciato la creazione di una nuova branca di magistrati che avranno il compito di combattere l’odio in Rete. "I social devono assumersi le loro responsabilità. È inammissibile che ci sia l’impunità per gli autori di queste porcherie", ha dichiarato Marlène Schiappa, ministro della Cittadinanza. "L’antisemitismo è la negazione della Repubblica e della Francia. Quando un francese viene minacciato, insultato, ferito o assassinato in quanto ebreo, è la Repubblica che viene colpita", ha detto il presidente Emmanuel Macron.

Di episodi agghiaccianti ne ho visti una caterva in questi anni di vita a Parigi. Svastiche sui muri tracciate sul viso di Simone Veil, l’ex presidente del Parlamento europeo deportata a 16 anni ad Auschwitz dove morirono suo padre, sua madre e suo fratello.

Tombe ebraiche scoperchiate e imbrattate: da quelle di Carpentras nel 1990 (il cadavere di un uomo morto pochi giorni prima venne disseppellito e impalato), a quelle del cimitero di Quatzenheim, nel Basso Reno, devastate nel febbraio 2019.

Poi ci sono gli assassinii. Un giovane ebreo, Ilan Halimi, torturato per un mese e ucciso dalla "gang dei barbari" nel 2006. Una donna di 85 anni, Mireille Knoll, che si era salvata dai forni crematori ed è stata accoltellata a morte in casa sua a Parigi nel marzo 2018.

Il fanatismo e l’odio razzista non hanno limiti: perfino un intellettuale mite come Finkielkraut si è visto aggredire in strada da un ’gilet giallo’ che gli urlava in faccia "Maiale, vattene di qui, la Francia è nostra, Dio ti punirà". Decisamente la Francia sta male. Molto male.