di Antonella Coppari Salvini insiste. O almeno finge di farlo. "Se fra dieci giorni la situazione sanitaria in tante città italiane sarà tornata tranquilla e sotto controllo, secondo voi è giusto riaprire in sicurezza bar, ristoranti, scuole, palestre, teatri, centri sportivi e così via? Per me sì". Voce grossa, sostanza esile. È esattamente quello che aveva detto Draghi venerdì e che confermano anche al ministero della Salute, dove considerano la parola...

di Antonella Coppari

Salvini insiste. O almeno finge di farlo. "Se fra dieci giorni la situazione sanitaria in tante città italiane sarà tornata tranquilla e sotto controllo, secondo voi è giusto riaprire in sicurezza bar, ristoranti, scuole, palestre, teatri, centri sportivi e così via? Per me sì". Voce grossa, sostanza esile. È esattamente quello che aveva detto Draghi venerdì e che confermano anche al ministero della Salute, dove considerano la parola "sicurezza" usata dal leader della Lega come un colpo di freno alle polemiche. Martedì – o più probabilmente mercoledì – il governo varerà il decreto legge che proroga al 30 aprile l’allerta rosso-arancio: niente zone gialle in Italia per un altro mese, con ciò che ne consegue in termini di chiusure per un grande numero di attività.

In controtendenza le scuole: con la didattica in presenza ovunque fino alla prima media. Naturalmente, se sarà possibile alleggerire la morsa prima della fine del mese l’esecutivo troverà il modo di procedere: "Monitoriamo i dati giorno per giorno", ricordano a Palazzo Chigi. Non che la situazione autorizzi grandi speranze: 23.839 nuovi casi di Covid – pochi meno di ieri – con oltre 2mila tamponi in più. Scendono tasso di positività (6,7%) e decessi (380) ma aumentano (149) i ricoveri ordinari e in terapia intensiva (più 7). Al massimo si può dire che la situazione non peggiora, ed è chiaro che il governo scommette sulle chiusure di aprile per sferrare un colpo decisivo con la campagna vaccini.

Insomma: il litigio sulle formule tra Salvini e Palazzo Chigi è più di facciata che di sostanza. Il leghista deve far vedere di non essersi arreso ai rigoristi, Letta che lo rimbecca puntualmente ("lo vedo in difficoltà") deve marcare la distanza tra il suo partito e quello di Salvini ("il leader Pd ha i suoi problemi, noi lavoriamo"). A dettare legge, però, come ha ricordato Draghi, non sono i politici ma lo stato della pandemia. Resta difficile immaginare che in questo mese non emergano distinguo sul fronte delle Regioni, anche se il premier intende risolvere la questione senza colpi di mano, puntando sul dialogo. Ma la tentazione di muoversi in autonomia per i governatori è fortissima, come dimostra il presidente delle Marche Acquaroli che stoppa gli spostamenti verso le seconde case nella regione dal 29 marzo fino alle 24 del 5 aprile.