Amy Chua, 58 anni, docente della Facoltà di Legge a Yale e scrittrice di successo
Amy Chua, 58 anni, docente della Facoltà di Legge a Yale e scrittrice di successo
di Giampaolo Pioli NEW YORK (Usa) Poco più di una decina di anni fa, col suo libro Battle Hymn of the Tiger Mother e un editoriale sul Wall Street Journal intitolato "Perché le madri cinesi sono migliori delle altre", Amy Chua, docente di origine cinese e affermata scrittrice, sosteneva che il rigore, la disciplina e la super competizione, sono la forma migliore di educazione per i propri figli e per quelli degli altri. Adesso l’avvenente professoressa autrice di best seller, considerata una delle star della facoltà di Legge a Yale potrebbe venir cacciata in malo modo dall’università perché durante la pandemia ha rotto un patto scritto col consiglio accademico. Ha invitato a casa sua studenti del primo anno offrendo loro vino e cibo violando le rigide regole della facoltà. Alcuni dei...

di Giampaolo Pioli

NEW YORK (Usa)

Poco più di una decina di anni fa, col suo libro Battle Hymn of the Tiger Mother e un editoriale sul Wall Street Journal intitolato "Perché le madri cinesi sono migliori delle altre", Amy Chua, docente di origine cinese e affermata scrittrice, sosteneva che il rigore, la disciplina e la super competizione, sono la forma migliore di educazione per i propri figli e per quelli degli altri. Adesso l’avvenente professoressa autrice di best seller, considerata una delle star della facoltà di Legge a Yale potrebbe venir cacciata in malo modo dall’università perché durante la pandemia ha rotto un patto scritto col consiglio accademico. Ha invitato a casa sua studenti del primo anno offrendo loro vino e cibo violando le rigide regole della facoltà.

Alcuni dei partecipanti a questi incontri considerati "fuorilegge" per le disposizioni di Yale, lo hanno raccontato ad altri studenti vantandosi, e la notizia, che risale alla primavera scorsa, è esplosa con grande clamore. Molti, nonostante il politically correct, credono nel ruolo di tutor dei professori per gli allievi del primo anno, soprattutto se questi appartengono a minoranze di colore o a famiglie povere, e non ci trovano nulla di strano. Ma a Yale, che contende ad Harvard il primato delle università più liberal d’America, dove i corsi costano 84.000 dollari l’anno, è in atto una sorta di guerra fredda fra studenti ricchi e bianchi, che si sentono improvvisamente svantaggiati, e allievi delle altre etnie. E anche il corpo docente è spaccato tra chi difende e chi accusa la professoressa scrittrice.

È come se, dopo il successo letterario e la grande popolarità, Amy Chua si fosse improvvisamente ricreduta, mettendosi a sostenere le teorie più permissive, dentro e fuori dal campus. Lei che alla fine degli anni ’90 si era fatta una fama di controversa donna d‘acciaio e ultra conservatrice affermando che le sue figlie non potevano guardare la televisione, andare a dormire dalle amiche o giocare coi videogiochi se non ottenevano il massimo dei voti a scuola e non erano le prime anche nelle classi di violino e pianoforte.

Pare che tra la professoressa Chua, il marito Jed Rubenfield, anche lui docente nella Facoltà di giurisprudenza, e gli studenti, si fosse creato una specie di legame di clan, in cui i ruoli non esistevano più; e l’alcol, e forse anche il sesso, trovavano libero asilo.

Il primo a fare le spese di comportamenti ritenuti troppo libertini fu Rubenfield, che nel 2019 venne sospeso per due anni dall’insegnamento, pur mantenendo lo stipendio, perché su di lui gravava un’accusa di molestie sessuali mai risolta. La "tigre Amy", invece, secondo documenti riservati di Yale entrati in possesso di molti giornali americani compresi il New York Times e il New Yorkers, se l’era cavata sottoscrivendo una sorta di impegno a non radunare più i suoi studenti a casa e a tenersi lontano dall’alcol.

Tuttavia, il Covid e la lunga assenza dal Campus di New Haven per oltre un anno hanno trasformato la grande solitudine virtuale in frustrazione e a fine febbraio sarebbero ripresi i party a casa sua coi consigli legali mischiati a tramezzini e vino.

Oggi la Chua nega: ammette di aver visto gli studenti, ma di non aver mai organizzato feste, tantomeno di aver bevuto. E presenta la carta della diffamazione sostenendo che lei, di origine asiatica, ha sempre privilegiato gli studenti che appartengono alle minoranze nelle sue raccomandazioni professionali che spesso vengono richieste ai docenti di Yale.

Questa sua metamorfosi incontra però un altro passaggio controverso durante la presidenza Trump. In occasione della nomina del giudice conservatore Kavanaugh, accusato dai democratici di molestie sessuali , lei lo sostenne in pieno dicendo che era un "paladino delle donne". Ma viene da chiedersi chi sia la professoressa Chua oggi: una libertina militante o una furba docente dal rigore militare? Yale non ha ancora trovato una risposta. E forse nemmeno i suoi allievi, attratti e confusi.