Studenti in una foto d'archivio
Studenti in una foto d'archivio

Roma, 19 dicembre 2018 - Qualcuno spieghi al ministro dell’Istruzione che le scuole sono cominciate lo scorso settembre, che siamo in novembre e che la maturità - salvo colpi di scena -- comincerà il prossimo 19 giugno. Basta una linea del tempo, direbbero in aula, uno schema di studio utile per fare bene i compiti e ricordarsi che gli studenti delle quinte classi si sono già avviati verso la madre di tutti gli esami. Hanno solo bisogno di sapere come sarà strutturato, non è molto. 

Caos scuola, cattedre vuote e aule a rischio. E c'è anche l'incognita pensioni

Qui invece la bulimia italiana della riforma scolastica annebbia ogni ragionevolezza. In estate il ministro ha deciso di rottamare la maturità modello Buona scuola, cambiando le carte in tavola, ma il cantiere non è terminato: sforna sempre una nuova proposta. Messa nel cassetto la tesina e nell’attesa di chiarire come sarà la prova orale (forse verrà svelato in dicembre...) ecco che trapela l’idea di interrogare i maturandi su argomenti che riguardano cittadinanza e Costituzione. Temi di assoluta importanza, e che la scuola negli ultimi anni ha snobbato. Da settimane si raccolgono firme per un progetto di legge per introdurre l’educazione alla cittadinanza a scuola: verrebbe da dire, era ora. Ma il ministro dovrebbe anche consultare la linea del tempo. Quando pensa di informare le scuole che la Costituzione sarà materia d’esame? L’idea è buona, ma va anche attuata bene: ad esempio partendo dal 2020. Parliamoci chiaramente: nelle scuole si fatica a terminare i programmi, studiare la Costituzione per molte classi oggi è un lusso. 

Se vogliamo educare gli studenti al valore delle regole, magari costruiamo un sistema di regole chiaro e duraturo. Oggi la scuola sembra una veranda ballerina: il ministro che viene dopo la considererà abusiva. Prendete anche il caso dell’alternanza scuola-lavoro: ora si dimezzano le ore, nei licei scendono da 200 a 90. L’alternanza avrà anche mostrato molti difetti, ma va salvata perché avvicina la scuola al mondo del lavoro. Non andava ridotta, ma gestita meglio. E invece è stata massacrata, per poi farla rientrare nella maturità dove agli studenti verrà chiesto delle loro esperienza... 

La scuola non può essere terreno di battaglia politica, utile per sbandierare il cambiamento che non c’è su altri dossier. La scuola, intesa come istituzione educativa di uno Stato laico e democratico, viene prima di ogni personale visione di questo o quel ministro. O forse è ai ministri che dovremmo chiedere prima o poi una prova di maturità.