Dalle parti di 5 Stelle e Lega devono aver premuto il tasto di quella modalità che un acuto uomo politico della Prima Repubblica, il socialista Rino Formica, ha plasticamente definito "m....nel ventilatore". E quando si innesca il meccanismo mediatico-giudiziario "dei pesci in faccia" tra sempre più presunti alleati non solo appare complicato, se non impossibile, fermarlo, ma anche il livello dello scontro compie un irrimediabile salto (per paradosso definibile ‘di qualità’).

Sicché, suonano come stantie clausole di stile le formule dei leader leghista e grillino: "Dureremo altri quattro anni". L’elenco dei fronti di contesa tra Movimento e Carroccio è lungo, si rivela persino monotono sgranarlo come un rosario: dalla politica estera a quella economica, dalla sicurezza all’immigrazione, dalle grandi opere all’energia e all’ambiente. Fino, si fa per dire, alla disputa su chi copia chi nella tutela dei marchi storici. Insomma litigi e conflitti di tale peso che avrebbero determinato da tempo la fine di qualsiasi alleanza. Invece no. Il cemento della gestione del potere ha fatto da collante di un’intesa senza intesa. Fino a ieri.

Perché da ieri è stato evidente a tutti che siamo entrati nella fase dell’ordalia finale tra grillini e leghisti. E anche chi ha sostenuto la tesi della sceneggiata o della recita dei due capi, per giocare tutte le parti in commedia, si dovrà ricredere. Lo scontro dal terreno squisitamente politico, luogo privilegiato per i compromessi, finti o veri che siano, è tracimato verso quello mediatico-giudiziario, con condanne preventive di esponenti politici per il momento solo indagati (Siri) e richieste di dimissioni di personaggi simbolo (Raggi). Insomma, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, con i rispettivi colonnelli, si sono spinti ieri, nei reciproci attacchi, fin dove non sono arrivati neppure i big dell’opposizione. Un’escalation che viola e infrange quella che è stata la cifra o l’anima del contratto di governo giallo-verde: il patto di mutuo soccorso e di reciproca solidarietà tra gli ormai ex amici Luigi e Matteo.