A sinistra se ne facciano una ragione. E, se ne hanno voglia, corrano ai ripari: le piazze non le riempiono più loro, ma le destre (moderate, liberali, sovraniste che siano). La piazza, una volta, era rossa. Solo Giorgio Almirante, leader del Msi, faceva comizi e riempiva, tanto per restare in ambito capitolino, piazza del Popolo. Ora, no. Può piacere o meno, ma l’attuale governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dice una semplice verità: «Ormai la sinistra non riempie più le piazze. Se vogliamo riempirne una così – il riferimento è a San Giovanni – tocca a noi».

A parte il solito, e un po’ stantìo, riferimento alla ‘sinistra da salotto’ distante dalla gente, forse non ebbe tutti i torti Massimo D’Alema quando sostenne, spernacchiato dai più, che la Lega era una costola del movimento operaio, cioè una forza politica di popolo (anche qui: piaccia o no). Poi, sia chiaro: ieri a San Giovanni non è stato scippato per la prima volta un luogo-simbolo della nostrana gauche. Ci aveva già pensato Silvio Berlusconi, nel 2007, nonché i Family Day e, nel 2013, Beppe Grillo.

La piazza che fu rossa (si pensi solamente ai funerali di Palmiro Togliatti o a quelli di Enrico Berlinguer, ai comizi del Pci o alle grandi adunate sindacali) ha mantenuto una sola cosa di sinistra: la manifestazione del Primo Maggio, festa dei lavoratori. Ma ormai lì si ascolta musica, tanta e divertente. Senza però dire cose di sinistra. Un’afasia che dovrebbe far riflettere i dirigenti dei (pochi) partiti rossi o, meglio, rosé. Ricordate il vecchio Pietro Nenni? «Piazze piene, urne vuote».

Ecco, ora, cari dirigenti della sinistra o presunta tale, dovete riconoscerlo: «Piazze inesistenti e urne (quasi) vuote». Ci sarebbe da preoccuparsi, altro che «facciamoci marea» come afferma Nicola Zingaretti...