LE MILLE sette o i mille popoli del grillismo ribellista e protestatario si sentono sempre più traditi dai loro "portavoce" eletti con valanghe di voti nel Palazzo per far valere le ragioni della rabbia e dell’anti-politica, dell’ambientalismo estremista e dell’anti-scienza complottista, della guerra alle élite, alle caste e alle lobbies. E finiti invece a far passare, spesso, provvedimenti e decisioni all’insegna del realismo governista.

Ma, diciamolo, nessun leader o ministro grillino si aspettava che fosse proprio il loro guru originario e carismatico, Beppe Grillo, a infrangere "gratis" (senza neanche la necessità del compromesso politico o dell’urgenza dei mercati) una delle più sotterranee e inquientanti "ideologie" di un’ampia fetta del Movimento: quella No Vax. Dunque, svolta radicale del fondatore dei 5 Stelle che, intendiamoci, mette una parola di saggezza e di buon senso in una querelle da Medioevo agli occhi di chi considera, come sarebbe doveroso, le conoscenze scientifiche non soggette e non sottoponibili al vaglio del voto. Ma anche "tradimento massimo" per uno dei tanti popoli o delle tante sette che sono confluite nella galassia-cocktail del Movimento.

E non è, però, che "uno" dei "tradimenti" andati in scena in questi primi mesi di governo. È solo di qualche giorno fa il venir meno del dogma anti-banche e anti-banchieri che tanto ha alimentato durante gli esecutivi Gentiloni e Renzi la propaganda grillina anti-establishment e anti-Pd. Anche in questo caso una ragionevole conversione di Damasco sulla via della responsabilità e della democrazia decidente. Ma vediamo con quale e quanta difficoltà, con quali e quanti contorcimenti dialettici (fino al ridicolo) i capi dei 5 Stelle si stanno impegnando per dimostrare di non essere uguali agli "altri". E lo stesso discorso potrebbe valere per le grandi opere o per le sanatorie fiscali. A dimostrazione del fatto che la retorica social e no finisce dove comincia la dura realtà del governo di una società "aperta" dell’Europa di oggi.