Siamo sull’orlo di una crisi climatica planetaria? L’allarme lanciato dal presidente Mattarella va preso sul serio, non è uomo incline al sensazionalismo. Poi si può discutere del grado di gravità raggiunta e del tempo che abbiamo davanti per affrontarla. Ma di due cose si può essere certi: per scongiurarla servano "misure concordate a livello globale", e se finora i risultati degli interventi fatti sono stati "parziali e insufficienti" è perché crescita e ambiente sono stati messi in contrapposizione, quando invece dovrebbero essere in connessione in modo che l’uno ricavi valore dall’altro. 
Oggi paesi come Cina o India sono altamente inquinanti poiché ancora non hanno raggiunto quella maturità economica che all’Occidente più sviluppato consente di concentrarsi anche sulla tutela ambientale. È difficile dire loro, o ad un bengalese o a un pakistano, che bisogna crescere di meno perché il loro tumultuoso sviluppo inquina. La priorità è sempre l’uscita dalla povertà, poi il raggiungimento di una condizione di benessere e, solo successivamente, la salvaguardia dell’ecosistema. Era così per l’Italia del dopoguerra, ed è comprensibile e anche legittimo che sia così per gli altri ora. Purtroppo, però, il surriscaldamento è globale, e si ferma solo se si agisce tutti insieme, perché – come per il fuorigioco nel calcio – se anche un solo resta indietro, la strategia fallisce. Allora, affinché gli impegni assunti nelle varie conferenze internazionali non restino il libro delle buone intenzioni, e anche per superare lo scetticismo degli Stati Uniti di Trump, bisogna abbandonare folli idee di decrescita e trovare il nuovo punto di equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale, o meglio tra profitto e natura. Come? Rendendo profittevole la sostenibilità. Cosa fattibile, come dimostrano le attività in cui ci sono stati investimenti in tecnologie pulite, in innovazione dei processi produttivi, in infrastrutture di nuova generazione. Pensate alle rinnovabili, all’auto elettrica, persino all’industria del riciclo e alla gestione dei rifiuti che creano energia: funzionano perché generano ricchezza. È l’unica strategia, universale, in grado di salvare il pianeta. (twitter @ecisnetto)