L'attività fisica è fondamentale per la salute delle arterie - Foto: skynesher/iStock
L'attività fisica è fondamentale per la salute delle arterie - Foto: skynesher/iStock
Due o tre sessioni di allenamento a settimana: è questa la frequenza che dovremmo tenere nell'attività fisica per avere arterie sempre in salute, qualsiasi forma di esercizio si pratichi. Lo ha dimostrato uno studio di alcuni ricercatori del Texas Health Presbyterian Hospital e del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas, entrambi di Dallas. Pubblicato sul The Journal of Physiology, illustra quello che dovremmo fare per proteggere le nostre arterie.

L'IMPATTO DELLO SPORT
Lo studio si è svolto su un campione di 102 persone con più di sessant'anni di età e almeno 25 di attività fisica di vario genere alle spalle, con maggiore o minore intensità e frequenza di allenamento. I partecipanti sono stati suddivisi in diversi gruppi: sedentari, con meno di due sessioni di attività a settimana; occasionali, con due o tre appuntamenti sportivi; impegnati, con quatto o cinque allenamenti. A questo punto è stata analizzata la rigidità delle loro arterie, tenendo in considerazione solo ed esclusivamente l'impatto dello sport e non quello di altri fattori come la dieta o il background sociale.

COME RALLENTARE L'INVECCHIAMENTO DELLE ARTERIE
I ricercatori hanno scoperto che esercitarsi due o tre volte alla settimana, con una media di 30 minuti per sessione, giova alle arterie di medie dimensioni, che forniscono sangue alla testa e al collo. Tuttavia, le persone che si esercitano da quattro a cinque volte a settimana hanno le arterie principali, come quelle che forniscono sangue al torace e all'addome, molto più sane. Insomma, anche un paio di allenamenti settimanali sono utili, ma più si aumenta l'attività, più le arterie si conservano elastiche e in salute. "Questo lavoro è davvero interessante perché ci consente di sviluppare programmi di allenamento per mantenere le arterie giovani e persino tornare indietro nel tempo su vasi sanguigni più vecchi”, ha spiegato Benjamin Levine, uno degli autori della ricerca.


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