Bologna, 14 ottobre 2015 - L’arbitro è una delle figure più discusse nel mondo del calcio, le sue decisioni possono influire sull’andamento di una partita e a volte il fattore etico e tecnico finisce per cozzare con quello umano ed emotivo. E’ il caso di un ventenne arbitro bolognese che lo scorso 4 ottobre ha interrotto l’incontro dei Giovanissimi provinciali Ponte Ronca-Persiceto 85 con gli ospiti avanti 31-0. Il direttore di gara, preso atto della manifesta superiorità di una squadra sull’altra, ha consultato entrambe le parti per poi decidere di fischiare la fine, concludendo una disfatta che forse avrebbe potuto diventare ancora più pesante. Una decisione di cuore, che il ragazzo ha preso nei confronti di ragazzi di 14 anni che a suo parere non meritavano di essere puniti da un passivo così pesante.

Il regolamento però non lascia sempre spazio ai gesti di cuore: il giudice sportivo non ha potuto omologare un incontro conclusosi prima del tempo senza una valida motivazione, imponendo così che la gara venga rigiocata. La Sezione Aia di Bologna ha sospeso il giovane arbitro. "Si è trattato di un errore rispetto al regolamento – dice Antonio Aureliano, il responsabile provinciale degli arbitri – L’arbitro era consapevole di ciò che ha fatto, tanto che l’ha scritto nel referto. Tiene molto al suo ruolo, ma una pausa di riflessione gli servirà per crescere". Un errore dettato forse dall’inesperienza alla base della decisione, che trova comunque la solidarietà dei colleghi: "Comprendiamo la sua decisione, la sospensione non è una punizione ma vuole essere uno stimolo a lavorare meglio". Il rispetto delle regole rimane il nodo della questione, anche quando saremmo spinti a venire incontro a certe esigenze: "Il buon senso va usato analizzando la situazione, ma sempre seguendo il regolamento. E’ un ruolo difficile e bisogna saper prendere la decisione giusta anche quando il cuore suggerirebbe altro".

Gianluca Sepe

IL COMMENTO

In questa vicenda alla fine, come è giusto che sia, vincono le regole. A maggior ragione trattandosi di arbitri, che la legge devono farla rispettare: non la si può cambiare a proprio piacimento, altrimenti salta tutto. Però tra i tanti errori tecnici che un arbitro può commettere, quello di ‘compassione’ è forse il più accettabile. In un calcio sempre più avvelenato, anche nei campionati giovanili, dai cattivi esempi dei grandi, vedere un ragazzo che dentro l’uniforme del custode del regolamento non si dimentica di avere il cuore di un essere umano, ci sembra comunque una bella notizia. (d.r.)