Roma, 4 ottobre 2017 - Quello che è certo è che sarà un'altra manovra fatta per la metà in deficit. Circa 11 miliardi su 19,6. Una grossa fetta, 5,1 miliardi, arriverà da nuove entrate. Ci sono, spiega il Tesoro, "misure allo studio che mirano a ridurre l'evasione di alcune imposte, in particolare le indirette".  Di cosa si tratta questa volta? Niente di nuovo sotto il sole. Una rottamazione bis delle cartelle di Equitalia è ormai cosa quasi certa. Le entrate dalla  prima rottamazione delle cartelle dovrebbero arrivare, da qui al 2019, a 4,9 miliardi di euro ( 2.267 milioni per il 2017, 2.403 milioni nel 2018 e 207 milioni per il 2019). Ma il governo conta di incassare anche di più. Un successo che compensa largamente il flop della voluntary bis, il governo (si legge nella nota di aggiornamento del Def) dimezza le stime degli incassi dal rientro dei capitali: si passa da 1,6 miliardi inizialmente previsti a 850 milioni indicati nel documento.

La nuova rottamazione allo studio prevede di riaprire la rottamazione sia ai ruoli notificati nei primi quattro mesi del 2017 sia a quelle migliaia di contribuenti che hanno presentato domanda di adesione alla definizione agevolata ma che, per vari motivi come errori formali, il sistema ha scartato: un bis potrebbe assicurare all’erario nel 2018 e nel 2019 almeno 1,5 miliardi di euro. Un altro miliardo e mezzo dovrebbe essere garantito dall'estensione della fattura elettronica ai pagamenti tra privati, un punto sul quale il governo ha però bisogno dell'ok di Bruxelles e che, comunque, scatterà dal 2019.

Niente nuove tasse, certo. Ma il rischio, denunciato dalle imprese, è che alla fine spuntino nuovi oneri per i contribuenti. Ci va giù duro l'ex ministro dell'Economia, Enrico Zanetti, che pure era stato tra i padri della prima edizione della rottamazione. "Più che lotta all'evasione, sono aumenti di IVA camuffati", attacca. Ricordando che le ultime misure  in ordine di tempo sono state lo "spesometro trimestrale, i maggiori vincoli alla compensazione del credito IVA, l'allargamento dello split payment a destra e a manca".  

Certo è che, in tempi di campagna elettorale, bisogna attenersi a "interventi di minima". Così i tagli di spesa, cifrati in 3,5 miliardi, rischiano di essere limature lineari ai ministeri e qualche risparmio aggiuntivo dalla cenralizzazione degli acquisti. Molto difficile che si decida finalmente di rimettere mano alle tax expenditures, la selva di agevolazioni fiscali che se toccata rischia di far scattare l'allarme 'aumenti tasse'. A proposito, gli enti locali sono andati a batter cassa dal governo. Ma, a questo giro, c'è poca trippa per gatti.