Roma, 16 luglio 2017 - Peggio di un’opera incompiuta c’è solo un elenco incompiuto di opere incompiute. Un capolavoro (compiuto) che solo in Italia, patria dei sensi ma soprattutto dei controsensi, si poteva realizzare. L’incompiuto delle incompiute è l’elenco che tutti gli anni viene pubblicato sul sito del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (www.serviziocontrattipubblici.it/simoi.htmle) che qualche giorno fa (il 3 luglio) ha messo online il suo aggiornamento periodico. Nelle intenzioni di chi l’ha voluto, l’elenco avrebbe dovuto essere un primo censimento il più possibile aggiornato e veritiero di tutte le infrastrutture e gli edifici pubblici iniziati ma non ancora portati a termine. Il risultato al momento è poco più di un buco nell’acqua, e per conoscere le opere pubbliche non terminate si fa prima (e meglio) a controllare il sito internet di Striscia la Notizia, o frugare in rete e scoprire le centinaia e centinaia di servizi giornalistici realizzati sul tema, spesso anche dal nostro giornale.

L’anagrafe ministeriale ne segnala (al 31 dicembre 2016) 762 (alcune di piccolo conto, come il rifacimento di un impianto di condizionamento in una caserma) per una spesa residua di completamento di 3,5 miliardi, la realtà (che nessuno conosce con esattezza) dice che le opere ancora da ultimare sono migliaia. Basta osservare tutte quelle che non sono comprese nell’elenco e di cui siamo a conoscenza... La morale è che lo Stato (inteso in senso ampio ossia Stato centrale, Regioni e Comuni) non solo non porta a termine quanto iniziato dilapidando così miliardi, ma addirittura non conosce l’esistenza di questo grande patrimonio «potenziale» che nel tempo ha inghiottito una voragine di soldi pubblici. Azzardare una cifra è davvero sparare nel vuoto, ma certo siamo nell’ordine di decine di miliardi di euro. Un monumento agli sprechi e alla cattiva politica. Il motivo di questo stallo è semplice: l’elenco ministeriale è composto su segnalazioni delle Regioni a loro volta imbeccate dai Comuni.

Siccome però non è prevista sanzione alla mancata indicazione, accade - come era naturale, anzi, come probabilmente era voluto - che le opere pubbliche comunicate a Roma come incompiute siano solo una piccola parte. La ragione è altrettanto ovvia: un lavoro incompiuto è sempre un’ammissione di colpa. Di chi non si sa, certo uno scheletro di cemento abbandonato evidenzia sempre un qualcosa che è andato storto. E siccome cane non morde cane, eccoci alla situazione attuale...

L'anagrafe delle opere incompiute era nata con altri presupposti, indubbiamente lodevoli. C’era il governo Monti, autunno 2011, e i professori si erano messi in testa di fermare lo spreco italico. Così imposero per decreto la nascita del primo censimento delle incompiute mai redatto nel nostro Paese. Il decreto fu convertito in legge e poi con le norme attuative un paio di anni dopo si arrivò alla prima compilazione, affidando agli enti locali il compito non solo di segnalare a Roma piccoli e grandi casi di lavori rimasti in sospeso ma anche di evidenziare lo stato dei lavori stessi, con l’indicazione esatta della stazione appaltante, del costo previsto dei lavori e della percentuale dell’opera che resta da realizzare, con relativa spesa.

Come dicevamo non fu prevista alcuna sanzione per enti locali inadempienti (ma va...) a da allora tutto è proceduto in una forma poco più che volontaristica. L’intenzione di chi aveva proposto il censimento era quella di avere un panorama esatto della situazione, così che prima di deliberare nuove spese (con relativo consumo di suolo) si considerasse l’ipotesi di utilizzare ciò che non era stato portato a compimento, verificando l’ipotesi di un riutilizzo. Mancando una reale volontà politica di fare chiarezza, il risultato è stato però sconfortante.