Storica sentenza a Milano: Apple costretta a cedere i dati cloud di un iPhone
Storica sentenza a Milano: Apple costretta a cedere i dati cloud di un iPhone

È storica la sentenza di Martina Flamini, giudice della I sezione del Tribunale di Milano: Apple dovrà fornire al padre e alla madre di un ragazzo, deceduto in un incidente stradale, i dati di accesso al Cloud personale del telefono. I genitori avranno quindi accesso a foto, video, note e tutti i contenuti privati del figlio. A determinare la sentenza un articolo aggiunto nel 2018 nel Codice della Privacy che consente ai familiari del defunto l’accesso ai dati personali per ragioni meritevoli di protezione.

La prima volta in Italia

È la prima volta, almeno in Italia, che Apple è costretta a fornire i dati di accesso al cloud personale di un utente. L’azienda di Cupertino, infatti, si è sempre rifiutata, per ragioni legate alla privacy, di fornire ai familiari la possibilità di visionare e salvare i contenuti in casi come questo di Milano. Secondo Apple, la protezione dell’identità dei terzi in contatto con i proprietari di uno smartphone marchiato con la mela morsicata e la sicurezza dei propri clienti sono principi inderogabili.

La sentenza di Milano

Dopo l’incidente mortale, i genitori avevano deciso di creare un progetto benefico legato alla figura del figlio e volevano accedere al suo Cloud per visionare e salvare per sempre tutti i dati che conteneva il suo smartphone. Si erano quindi rivolti ad Apple, che, come da prassi, ha negato loro l’accesso ai dati. Il passo successivo è stato quello di rivolgersi al Tribunale per provare ad ottenere l’accesso allo spazio cloud del ragazzo.
La sentenza, come detto, ha dato ragione ai familiari del ragazzo. Fondamentale, in questo caso, è stato l'articolo 2-terdecies del Nuovo Codice della Privacy, introdotto nel 2018 e che si occupa proprio di tutelare il possesso dei dati post-mortem.

L’articolo in questione concede al proprietario dello smartphone – quando è ancora in vita naturalmente - la possibilità di concedere o meno ai familiari l’accesso ai suoi dati post mortem. Qualora questa scelta non sia compiuta, il codice della privacy dice che i diritti sui dati del defunto possono essere ceduti alla famiglia “per ragioni familiari meritevoli di protezione”. Ed è stato proprio questo passaggio del Codice a convincere il giudice a dare ragione ai genitori del ragazzo e obbligare Apple a fornire loro i dati di accesso.