10 apr 2022

La forza di Vlahovic riaccende la Juventus

Brutto inizio dei bianconeri che subiscono il gol di Joao Pedro: poi De Ligt trova il pari ed è la caparbietà del serbo a decidere la partita

paolo grilli
Sport

di Paolo Grilli

Sempre sul filo del corto muso, osando il minimo e soffrendo a tratti. Ma stavolta può bastare a una Juve che si rialza dopo lo choc rimediato allo Stadium contro l’Inter. L’ormai conclamato, e cronico, problema del gol trova una cura momentanea, e la ricetta la firma un ritrovato Vlahovic dopo la prodezza di De Ligt per il pari momentaneo.

Una Juve ancora piccola torna da Cagliari con tre punti che sono un balsamo visti gli intoppi e i limiti di una stagione di mezzo che non ha registrato veri decolli. Mazzarri, che aveva perso le ultime quattro partite, ha avuto a lungo buon gioco contro una squadra che non ha imparato a essere davvero letale, e quindi eternamente aggrappata alle prodezze eventuali dei singoli. Vlahovic ha rotto il digiuno e si è preso di forza il gol con la virtuosa complicità di un altro asso, Dybala, apparso a lungo ieri un incompreso corpo estraneo nel discorso tattico della Signora. Nelle prime apparizioni, Dusan aveva già mostrato l’argenteria tecnica e balistica ma non è concepibile che non gli tocchino quasi mai traversoni o imbucate in grado di valorizzarne la potenza.

Sconfitta immeritatamente con l’Inter domenica scorsa, ieri la Signora è parsa incartata nel primo tempo, quasi incapace di andarsi a guadagnare un immediato riscatto. Quanto è mancato Morata, con la sua energia che rattoppa e collega. La tranquillità dei bianconeri in chiave Champions rischiava di evaporare clamorosamente con il gol di Joao Pedro, provocato da una sbadataggine di Dybala a centrocampo con conseguente contropiede dei sardi. La Roma oggi non può che rispondere con una vittoria ma i punti di distacco resterebbero cinque a sei giornate dalla fine. Un cuscinetto che può già consentire di fare calcoli sulla gestione dei risultati e delle energie.

Allegri, da ex, non confeziona una serata memorabile avendo goduto di tutti i favori del pronostico. Ma il risultato è stato dalla sua parte. Sarri, due estati fa, aveva perso in Sardegna, Pirlo aveva invece vinto 3-1.

Le frasi prudenti alla vigilia di Max rivelavano, col senno di poi, la residua peoccupazione per una squadra maledettamente abituata a raccogliere quello che arriva senza andare a prendersi con foga la vittoria. Certo la lunga serie positiva di risultati che l’avevano portata a ridosso delle tre di testa non deve essere dimenticata, ma è ormai assodato che questa Juve non può concedersi ancora voli di fantasia. Vlahovic può risolvere ma la Signora non può affidarsi unicamente all’elisir-Dusan per salire di livello.

Serve un discorso tattico e di atteggiamento diverso, che possa prevedere più interpreti per un preciso copione. Solo nella ripresa la differenza di qualità ha avuto un minimo risalto sotto i riflettori. E si è rivista a tratti la Juve che con l’Inter aveva brillato senza però raccogliere nulla.

La sensazione di lavori in corso è sempre palpabile. Il quarto posto deve essere considerato un punto di partenza minimo per la risalita al top in Italia. Ma si dovrà ancora attingere senza troppi riguardi alle casse delle Continassa per trovare costruttori di gioco ed esterni che – con il ritorno di Chiesa – sappiano colpire con maggiore efficacia. Certo rimangono anche i rimpianti per una stagione che ha visto i bianconeri sprecare occasioni in serie, anche molto di recente. Osservare la lotta scudetto da lontano, proababilmente, fornirà un booster di determinazione per inseguire tutti gli obiettivi di un tempo.

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