Italo Cucci

Lo ricorderemo come l’Europeo del Popolo. Non solo perché ha offerto la prima festa a milioni di cittadini d’Europa vittime del Covid ma soprattutto perché a un bel momento li ha coinvolti e fatti protagonisti come in passato. Pochi ma buoni. Pochi in Italia: ho ancora negli occhi - sbalordito più che incantato - la folla della Puskas Arena (quanti ricordi!), sicuramente esaltata dai ragazzi di Marco Rossi, l’esule con lacrima tutta italiana, uno di cui andare orgogliosi mentre a casa nostra i tecnici sí battono per intascare facili milioni da superfacili pagatori (Milan escluso, bravo Scaroni). Marco Rossi il dimenticato, l’Anonimo di Druento, ha sí ridato cuore alla vecchia Ungheria sbattuta fra Mbappè, Ronaldo e Gosens, ma il popolo lo ha sicuramente eccitato Viktor Orbàn, quello che ha abolito la mascherina, la distanza di sicurezza e - sostiene - il Covid, al punto di pretendere la finale dell’Europeo se a Londra aumentassero i contagi. Proprio come Draghi che la vorrebbe a Roma, ma credo sia una battuta per rinfacciare a BoJo la critica dell’altro giorno (“Draghi bravissimo, ha solo sbagliato a salvare l’euro”).

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