Giovedì 30 Maggio 2024
GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO
Calcio

Napoli campione d’Italia: è il terzo scudetto. Decisivo l'1-1 contro l'Udinese

Osimhen risponde a Lovric e lancia gli azzurri verso il trionfo dopo un campionato dominato dalla prima giornata

Udine, 4 maggio 2023 - Un giorno atteso 33 anni e una manciata di giorni, se si considera la parziale delusione inferta dalla Salernitana domenica scorsa, quando la festa tricolore era già apparecchiata al Maradona prima della beffa firmata Dia: anche stasera in effetti l'impianto di Fuorigrotta è aperto e in festa e lo è a ragion veduta grazie all'1-1 che matura nel frattempo nella lontanissima Dacia Arena. E dire che anche l'Udinese aveva provato a rovinare la festa azzurra grazie al gran destro scoccato da Lovric dopo meno di un quarto d'ora di gioco: il solito Osimhen, a digiuno da qualche giornata, sceglie la serata migliore per sbloccarsi e firma un pareggio che consegna lo scudetto matematico a un Napoli che questo campionato lo ha dominato fin dalla prima giornata. Il giusto epilogo di un torneo senza storia per le altre squadre, non a caso tutte a distanza siderale in classifica, che però consegna a un'intera piazza quella nuova pagina di storia attesa decisamente per troppo tempo. Trovare un uomo copertina di un simile dominio? Una missione impossibile: a vincere è stato un intero gruppo più fortte di qualsiasi ostacolo.

Le formazioni ufficiali

Sottil tra i pali piazza Silvestri, protetto da Becao, Bijol e Perez, con Ehizibue e Udogie come quinti di un 3-5-1-1 che in mediana vede invece Samardzic, Walace e Lovric: l'unica punta è Nestorovski, assistito da capitan Pereyra. Spalletti risponde con il suo consueto 4-3-3 aperto da Meret: a destra c'è Di Lorenzo e a sinistra invece Olivera, con Rrahmani e Kim al centro della difesa. A centrocampo tocca ad Anguissa, Lobotka e Ndombele, la prima delle due sorprese di giornata: l'altra riguarda la corsia destra, dove svetta Elmas a supporto di Osimhen, con Kvaratskhelia dall'altro lato del campo.

Primo tempo

Il Napoli parte forte e manda al cross Di Lorenzo, che cerca Osimhen: Bijol sventa tutto. Il capitano azzurro ci riprova all'8', con Ndombele come destinatario: stavolta è Perez a giocare d'anticipo, mandando il pallone in corner. Le prime tracce di Udinese si vedono all'11', quando Elmas perde una palla sanguinosa al limite dell'area: la recupera Walace, che tira trovando però il muro di Rrahmani. E' il preludio al gol dei padroni di casa, che arriva al 13', quando Lovric riceve da Udogie, a sua volta servito da Samardzic e scocca un gran destro a giro che beffa Meret. Gli azzurri accusano il colpo e non trovano più gli spazi della prima parte del match: la carica la suona Osimhen, che al 24' svetta dagli sviluppi di un piazzato e chiama Silvestri al grande intervento per proteggere il vantaggio dei padroni di casa. Poco dopo la mezz'ora Lovric, lanciato da Pereyra, prova a ripetersi: stavolta Meret disinnesca il destro. Sul ribaltamento Osimhen svetta ancora su una palla alta, ma la mira è leggermente imprecisa. Al 37' torna in attacco l'Udinese e lo fa grazie a un corner: Bijol prende il tempo a tutti ma il suo colpo di testa sorvola la traversa. Al 46' Lovric è provvidenziale anche in fase difensiva con un ripiegamento fondamentale su Olivera, lanciato da Kvaratskhelia: è il disimpegno che permette all'Udinese di rientrare negli spogliatoi meritatamente in vantaggio.

Secondo tempo

Le squadre rientrano in campo con gli stessi effettivi: tra essi c'è Walace, che ci prova subito con un destro dalla distanza che non termina fuori di molto. Il Napoli resta invece piuttosto bloccato e paralizzato: per cambiare il corso serve un episodio, che puntualmente si verifica al 53', quando Osimhen pareggia i conti con una ribattuta vincente su una precedente parata di Silvestri, che era stato bravo a disinnescare il tiro a giro di Kvaratskhelia. E' il guizzo che fa esplodere la metà azzurra della Dacia Arena e anche il Maradona, aperto per l'occasione: con questo risultato lo scudetto sarebbe matematicamente del Napoli. Eppure, i partenopei non sono paghi del pareggio e vanno alla ricerca addirittura della rimonta completa: l'arma utilizzata per provare a forzare il castello difensivo bianconero è il possesso palla. L'Udinese non è d'accordo e lo dimostra al 60', quando Becao con un destro molto interessante impegna Meret. Spalletti mette mano alla panchina: fuori Ndombele e dentro Zielinski, uno dei veterani di un Napoli stavolta davvero a un passo dal tricolore. Gli azzurri insistono: al 67' Kvaratskhelia apparecchia per l'inserimento di Elmas, che manca di un soffio il contatto con la sfera, con Osimhen che sul prosieguo dell'azione aveva raddoppiato ma a gioco già fermo a causa di un fallo. Il Napoli insiste e al 71' sfiora la rete con Zielinski, che calcia al volo ma trova il miracolo di Silvestri. Scampato il pericolo, Sottil prova a cambiare quanto più possibile: fuori Udogie, Lovric, Ehizibue (infortunato) e Samardzic e dentro Zeegelaar, Arslan, Ebosele e Thauvin. Spalletti regala la standing ovation a Kvaratskhelia, rilevato da Lozano proprio nel momento in cui la sua squadra ha virtualmente cominciato ad addormentare la partita. La missione sembra riuscire perfettamente, ma Osimhen non è d'accordo e all'89' sfreccia a tutta velocità prima di mettere in mezzo una palla molto velenosa sulla quale si fa trovare pronto Becao. I 3' di recupero diventano così una passerella di felicità per il Napoli, che centra il tanto agognato scudetto e lo fa grazie a una partita dalle due facce in cui ancora una volta la tensione ha rischiato di giocare un brutto scherzo alla capolista: il solito Osimhen però stavolta ha evitato un altro rinvio di una festa che si consuma alla Dacia Arena, al Maradona e in un'intera città. Tutto esplode al triplice fischio, quello che sancisce lo scudetto matematico degli azzurri, dominatori di un campionato senza storia dall'inizio alla fine. La festa comincia e l'impressione è che sia destinata a durare a lungo, lunghissimo, così come un incantesimo spezzato grazie a Spalletti e al suo gruppo, capace di rispondere sul campo allo scetticismo nato dopo un mercato estivo che sembrava volto al ridimensionamento.

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