Cristiano Ronaldo e la Juve festeggiano l'ottavo scudetto (Ansa)
Cristiano Ronaldo e la Juve festeggiano l'ottavo scudetto (Ansa)

Torino, 21 aprile 2019 - Sette chili e cinquecento grammi. E’ il peso della felicità. E’ il peso della Champions League, intesa come oggetto. Leggerissima da alzare, se riesci ad afferrarla. Alla Juventus è sfuggita anche quest’anno, strappata dagli irriverenti ragazzini dell’Ajax proprio quando il gol di Cristiano Ronaldo sembrava rivendicare con piglio rassicurante come questo fosse davvero l’anno giusto. E, invece, è arrivato un cazzotto da ko: un colpo ancora caldissimo sul volto dei bianconeri, che ieri al triplice fischio finale festeggiavano l’ottavo scudetto consecutivo con un sorriso più vicino a quello di circostanza, che all’espressione di una gioia incontenibile. C’erano tutti i contorni della festa, per carità: i cori, gli abbracci, fiumi di champagne e la schiuma da barba. Ma qual è il peso reale di questo ottavo titolo doverosamente da celebrare? E’ un’impresa che riscrive nuovamente la Storia. La linea dell’impossibile spostata ancora più in là. 
 
La vetta d’Italia è diventata una strada troppo semplice per questa Juve, gli altri si fermano a guardarla col binocolo, più in giù. Ormai quasi a valle. Venti i punti di vantaggio dal Napoli, l’unico avversario che negli ultimi anni l’ha almeno provata, quella scalata. Obiettivo abbandonato troppo presto quest’anno dagli azzurri, passati dalla gestione Sarri a quella Ancelotti e scottati - a modo loro - dall’eliminazione in Champions. Troppo grande il divario da tutte perché troppo grande è il divario in termini economici e di progetti. Nel 2018 i bianconeri hanno fatturato quasi 400 milioni di introiti: una crescita enorme, figlia di ambizioni e idee, su tutte lo Stadium. La Juve ormai corre contro se stessa. Se vincerà le cinque gare che mancano, la squadra di Allegri potrebbe pareggiare i 102 punti di Conte, di quell’annata record 2013-14. Intanto di quella Juve, così come dell’Inter manciniana 2006-07, è stato eguagliato il traguardo dei cinque turni d’anticipo. La Signora si specchia sulla sua grandezza: anche per questo, poi, in Europa, si riscopre più piccola di quello che il campionato le aveva fatto credere.