di Paolo Franci Com’è che si dice in questi casi? L’importante è aver preso tre punti. Il vecchio adagio andrebbe bene, però, se non si trattasse degli straordinari ragazzi di Mancini, in grado di trasformare il calcio in finissimo cachemire in ogni partita e a prescindere da chi scende in campo. Quindi, quando ti capita di assistere a una Nazionale s, vincente, ma sbilenca sul piano del gioco - se non nel primo tempo - e, nella ripresa, anche un po’ troppo spocchiosetta nel concedersi all’estetica, logico che non la si prenda bene. Com’è che si dice? Se ti abituano al caviale, quando non ce n’è bene ci si resta male no? E...

di Paolo Franci

Com’è che si dice in questi casi? L’importante è aver preso tre punti. Il vecchio adagio andrebbe bene, però, se non si trattasse degli straordinari ragazzi di Mancini, in grado di trasformare il calcio in finissimo cachemire in ogni partita e a prescindere da chi scende in campo. Quindi, quando ti capita di assistere a una Nazionale s, vincente, ma sbilenca sul piano del gioco - se non nel primo tempo - e, nella ripresa, anche un po’ troppo spocchiosetta nel concedersi all’estetica, logico che non la si prenda bene. Com’è che si dice? Se ti abituano al caviale, quando non ce n’è bene ci si resta male no? E ieri a Parma pochissimo caviale, se non nella prima mezz’ora. Malino il centrocampo, che ha pagato la mollezza di Pellegrini, le poche scintille di Verratti e la serata grigia di Locatelli. Da, qui, tutto il resto è stata conseguenza.

E’ un’Italia nuova. E non soltanto per un paio di scelte tra l’obbligato e il saggio, che cambiano look tattico alla Nazionale. Non c’è Jorginho e ha ragione chi ricorda come - da Sarri a Mancini - sia fondamentale il calcio-bussola dell’ex Napoli. Il Mancio sceglie Locatelli e poi rinuncia a Barella - non al top - per il calcio più felpato di Pellegrini. In attacco c’è Berardi e non Chiesa. Il punto è che se i centravanti faticano a segnare meglio mettere dentro uno che i gol li fa da una vita. Certo, Chiesa ultimamente ne ha segnati tanti e di belli, ma qui subentra il gioco delle tre file del Mancio. Cioè, dovendo giocare tre partite in sette giorni, il ct farà rotazione il più ampia possibile perchè, come ha sottolineato alla vigilia, nessuno può giocare tre gare di fila. E comunque, è importante sfruttare subito la pole nel girone - intesa come pronostico che ci elegge a favoritissimi - battendo la non trascendentale Irlanda del Nord senza patire troppo e sprecare energie. E allora, un po’ per caratteristiche dei giocatori, un po’ perchè il 5-3-2 dell’Irlanda del Nord è parecchio ancorato là dietro, l’Italia se la prende più comoda sul piano del ritmo. Ma c’è anche un altro motivo. Mancini ha ben presente il tour de force cui sono sottoposti i calciatorida tempo e, allora, con le 3 partite in 7 giorni, si tratta di una sorta di simulazione del timing tipico di un mondiale o di un Europeo, almeno nel gioco dei gironi: tante partite in un fazzoletto di tempo. Ecco perchè la Nazionale gioca più sul possesso che sul ritmo, sapendo che il gol arriverà da un momento all’altro. E succede puntualmente, con la grande intuizione che libera uno dei migliori, Berardi, svelto nel segnare un gol figlio del talento. Poi, dopo due tentativi, finisce l’incubo di Ciro Immobile, che non segnava dal 9-1 del 18 novembre del 2019 contro l’Armenia, messo sul binario letale da Insigne. Poi però, nella ripresa succedono cose che non ti aspetti, tra errori e inutili estetismi, l’Italia si perde in un’inedita mediocrità che regala l’occasione giusta agli irlandesi per un errore di Locatelli su passaggio a Gigio. Da lì, la squadra di Baraclough sale, pressa, si rianima e pensa te, soffriamo anche un po’. Il Mancio cambia gli uomini e nel finale sfiora il terzo gol con ’Spina’ e Chiesa.