Maxim Vengerov e Polina Osetinskaya (foto Max Pucciarello)
Maxim Vengerov e Polina Osetinskaya (foto Max Pucciarello)

Roma, 13 aprile 2018 - Il ritorno di Maxim Venegerov in Italia era molto atteso. Il violinista è infatti uno dei massimi esponenti della scuola russa e negli ultimi decenni ha avuto modo di confrontarsi con altre realtà internazionali del concertismo ad alti livelli. Il concerto per l'Accademia Filarmonica Romana al Teatro Argentina doveva essere in origine dedicato interamente a Johannes Brahms, ma il repertorio è stato in parte cambiato. Il compositore tedesco è stato protagonista della prima parte, mentre nella seconda Vengerov e la pianista Polina Osetinskaya hanno proposto la Sonata n. 2 di Maurice Ravel e brani di Niccolò Paganini.

In quest'ultimo caso, Vengerov ha pochi rivali. Le difficoltà tecniche dell'autore genovese sono affrontate con naturalezza: il solista le esegue a memoria regalando una lettura delle variazioni su "Di tanti palpiti" dal Tancredi di Rossini pressoché perfetta. Forse la vera sfida, se di sfida poteva trattarsi, era legata alle sonate brahmsiane 1 e 3 e al brano di Ravel. Nel primo caso Vengerov ha affrontato le pagine puntando maggiormente sulla cantabilità e lasciando un po' da parte l'introspezione contenuta nelle pagine di Brahms, specialmente nella iniziale Regensonate.

La sonata di Ravel ha mostrato quanto Vengerov sia entrato in pieno nel linguaggio del compositore novecentesco, lavorando molto sulle sfumature che emergono specialmente dal secondo (splendido) movimento Blues, trovando in Osetinskaya una partner ideale. Quattro fuori programma nel segno del lirismo (Massenet) e del virtuosismo, due di Kreisler e la danza ungherese n.2 di Brahms per un pubblico sempre più entusiasta.