Lo striscione con i volti delle 29 vittime sotto la scritta "la legge è uguale per tutti"
Lo striscione con i volti delle 29 vittime sotto la scritta "la legge è uguale per tutti"

Pescara, 19 settembre 2020 - Rito abbreviato per Rigopiano. L’ipotesi si fa largo tra i difensori degli imputati, in tutto 25 più 7, nei due filoni del disastro e del presunto depistaggio, riunificati ieri dal giudice. “È una probabilità che stiamo prendendo in considerazione”, conferma un legale. Una strada che - oltre ad evitare il dibattimento e a garantire uno sconto di pena – prevede anche l’estromissione dal processo dei responsabili civili. Passaggio peraltro già avvenuto ieri nell’udienza preliminare a Pescara, tra i malumori di figli, mamme e papà. "Il processo Rigopiano è finito", aveva commentato a caldo l'avvocato Romolo Reboa, che assiste le famiglie di 4 vittime, nel resort morirono 29 persone. Il giudice ha accolto la richiesta presentata dagli avvocati di Presidenza del Consiglio, ministero degli Interni, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola. La motivazione? Tecnica: le parti erano assenti quando sono stati svolti accertamenti irripetibili, autopsie e non solo. Ma cosa cambia, nella sostanza? Di sicuro i tempi, come spiega Alessandro Casoni, l’avvocato che assiste la famiglia di Emanuele Bonifazi, il receptionist marchigiano 31enne, tra i dipendenti morti nell’hotel travolto da una valanga il 18 gennaio 2017. Premette: “Il processo Rigopiano è malato come tutti gli altri. Non è colpa del tribunale o dei giudici. I colleghi che rappresentano i responsabili civili hanno fatto riferimento all’articolo 86  del codice di procedura penale. La Cassazione nel 2016 ha dato manforte a queste richieste. Se non hai partecipato a certi atti irripetibili, puoi essere escluso. La ricaduta sulle famiglie? È una questione di tempo. Se i responsabili civili rimangono nel processo penale, in caso di condanna degli imputati, seguirebbe automaticamente la condanna degli enti a versare i soldi direttamente ai familiari. Si eviterebbe il giudizio civile”. “Ma noi non pensiamo tanto al risarcimento, ne facciamo prima di tutto una questione morale. Da qui il nostro rammarico”, è il commento di Marcello Martella, papà di Cecilia, l’estetista morta nel resort. Anche lei, era solo una ragazza di appena 24 anni. "Eccoci qui, tornati a casa da pochi minuti, stanchi, sfiniti, delusi e arrabbiati, ma ancora lucidi e ragionevoli per valutare quanto accaduto durante l'udienza preliminare del processo per la tragedia di Rigopiano - il pensiero che affida a Facebook Paola Ferretti, la mamma di Emanuele Bonifazi, appena tornata a Pioraco (Macerata) da Pescara -. La realtà, purtroppo, è che le contraddizioni del codice sono ricadute su noi familiari delle vittime, lasciandoci sconfortati e sgomenti. La strada sarà ancora molto molto lunga, ma la guerra non è ancora iniziata. Fino alla fine!". L'udienza preliminare è stata aggiornata al 2 ottobre, anche se le attese erano di un calendario fitto, scandito dalle settimane. "Ora ci aspettiamo il sequestro conservativo dei beni", è l'attesa di Gianluca Tanda, presidente del comitato vittime e fratello di Marco, morto a 25 anni nella strage con la fidanzata Jessica Tinari, sua coetanea.