Rigopiano, le famiglie delle 29 vittime
Rigopiano, le famiglie delle 29 vittime

Pescara, 5 marzo 2021 - Venti mesi e, con oggi, dieci rinvii. Il processo di Rigopiano - ancora alle battute iniziali  - sta tutto in questi due numeri. Oggi doveva essere il giorno delle decisioni sui rinvii a giudizio. Doveva essere anche il giorno delle richieste di rito abbreviato. Tutto rimandato al 21 maggio. Allora saranno quasi due anni dall'inizio della vicenda processuale. La prima volta in aula risale infatti all'ormai lontano 16 luglio 2019. In vista della scadenza odierna, diciotto difensori - gli imputati sono 25, una società e 24 persone fisiche  - avevano inviato un'istanza per il rinvio, scrivendo fra l'altro che le attività previste "per la complessità degli argomenti da affrontare, per la delicatezza delle scelte processuali da compiere e per la peculiarità di ogni singola posizione, determinano l’imprescindibile esigenza della partecipazione di tutti i difensori e – non può escludersi – dei singoli imputati". Ma visti i numeri monstre, con la presenza di centinaia di persone in ambiente chiuso,  il rischio di contagio era troppo elevato.

L'ultima udienza si era tenuta l'11 dicembre, quando era stato nominato il perito che dovrà occuparsi delle intercettazioni telefoniche. A ottobre invece c'era stato un altro rinvio, il 16, per un guasto al sistema audiovisivo, impossibile andare avanti visto che il processo si svolgeva in cinque aule distinte per le norme anti Covid. Si era invece tenuta udienza il 2 e il 30 dello stesso mese, quando erano state accolte le richieste di sequestro conservativo degli stipendi, poi annullate. Mentre il 18 settembre la Provincia di Pescara era stata accolta come parte civile. Stanchezza e rabbia ancora una volta dei familiari. Scrive il comitato vittime: "La situazione dei contagi oggi, altri cavilli burocratici ieri... E si è arrivati all’ennesimo rinvio che non fa altro che prolungare il dolore di noi familiari che invece poteva essere lenito con un’udienza finalmente spartiacque". Denunciano: il processo "ad oggi è in alto mare".

Sono trascorsi più di 4 anni dal giorno della strage, da quel pomeriggio di mercoledì 18 gennaio 2017.  Una valanga travolse l'hotel alle 16.49, le richieste di aiuto si ripetevano fin dal mattino. Ventinove morti - intrappolati dalla strada bloccata da due metri di neve - e un mare di polemiche.  Scrivono ancora i familiari: "In nessun’ altra nazione del mondo si è mai vista una cosa simile; un processo così importante ancora nella fase preliminare. Un’offesa alla dignità umana di chi soffre e di chi non c’è più, ma che vorrebbe vedere in pace i propri cari rimasti sulla terra a combattere per quella parola che ormai anche per  il più accanito e fiducioso sostenitore della 'giustizia' inizia a vacillare sotto i colpi dello sgomento, della delusione, dello sconforto". Ma, alla fine, l'impegno resta sempre lo stesso: "Il 21 maggio 2021 saremo ancora qui".