Rigopiano, a Chieti la Via Crucis dedicata alle vittime

Chieti, 26 marzo 2018 - Prendere la croce su di sé come ha fatto Simone di Cirene. Con una preghiera: “Verità e giustizia alimentino lo spirito di umana fraternità affinché noi, vittime dell’immane tragedia di Rigopiano, possiamo restare sempre uniti e solidali. Nel nostro agire quotidiano, prevalga lo stile della gratuità e quando la croce si fa troppo pesante, donaci la certezza che la tua potenza si manifesti nella nostra debolezza”. È il cuore del messaggio per le 29 vittime della valanga sul Gran Sasso - 18 gennaio 2017, una data scolpita nella storia del paese –, letto da Marcello Martella, il babbo di Cecilia, che lavorava come estetista nell’hotel travolto. Uno dei momenti più commoventi ieri a Chieti nella Via Crucis del lavoratore, storico appuntamento organizzato dalle Acli, con il vescovo monsignor Bruno Forte che ha invitato a pregare per chi non c’è più e per chi è rimasto. Erano tanti i familiari di Rigopiano, hanno portato le foto dei morti e un dolore che non passa. Di Michelangelo, Serraiocco, Angelucci, Caporale, Martella, Di Biase, Salzetta, Del Rosso, Colangeli: tutti insieme per chiedere “verità e giustizia”. “Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù“: così nel Vangelo di Matteo è descritta la V stazione della Via Crucis, quella che ieri è stata dedicata agli angeli di Rigopiano. C’erano le divise, l’associazione polizia di Stato con il medagliere delle vittime del dovere. E pareva di vedere un pezzo del Sacro Cuore, il quartiere dov’è cresciuto Dino Di Michelangelo, il babbo di Samuel, il bimbo rimasto orfano perché nella strage ha perso anche la mamma Marina Serraiocco. Per il 17 aprile, giorno del compleanno del poliziotto dal volto buono, gli amici hanno organizzato un flash mob in piazza a Chieti, per le vittime e per la giustizia, promotori Maria Elena Carulli, artista e scultrice e Alessandro Ghionni. E potrebbe essere inaugurato l'8 luglio il Belvedere dedicato a Dino, un luogo del cuore nel quartiere, i ragazzi la sera si ritrovavano sempre lì, erano "quelli del muretto". La data è simbolica, ricorda il giuramento in polizia. Ci sarà un monumento per le vittime di Rigopiano, due mani che guardano i monti della Maiella, là in fondo. “Verità e giustizia, è quello che chiediamo”, ripete Alessandro Di Michelangelo - poliziotto e fratello maggiore di Dino -, presente con i genitori Franco e Loredana e il figlio Francesco. In tutto questo tempo si è imposto uno stile sobrio, da rappresentante dello Stato. Il prezzo lo conosce lui, tutore legale del piccolo Samuel e come tutti in famiglia impegnato a costruire il futuro del nipotino. Mercoledì i familiari delle vittime incontreranno il procuratore di Pescara.