Giovanni Battiloro con il papà Roberto, la mamma Carmela e la sorella Laura
Giovanni Battiloro con il papà Roberto, la mamma Carmela e la sorella Laura

Napoli, 4 ottobre 2019 -  "Giovanni combatteva per la legalità, contro la terra dei fuochi, gli sversamenti, l’inquinamento. Era un attivista, impegnato a proteggere il parco nazionale del Vesuvio, noi abitiamo proprio qui". La voce s’incrina, fa una pausa e riprende: "Ero molto più preoccupato per il suo lavoro di cronaca, per una pallottola vagante della camorra quando lo vedevo partire. Mai avrei immaginato cadesse da un ponte". Roberto Battiloro, 59 anni, dipendente Rai di Napoli, nella strage del viadotto Morandi ha perso un figlio. Aveva 29 anni, faceva il videomaker, è morto con gli amici di sempre. Erano seduti dietro nella Golf grigia il coetaneo Antonio Stanzione e Matteo Bertonati, 27 anni come Gerardo Esposito, che quel giorno guidava. Gli angeli di Torre del Greco. Ai funerali - privati, tutti hanno rifiutato quelli di Stato – c’era la città intera.

Gli angeli di Torre del Greco
Lei, come un’altra famiglia, non ha accettato il risarcimento di Autostrade. Perché?
"Perché a mio figlio devo la verità. Non ci può essere giustizia, senza verità. Devo sapere perché è morto, chi sono i colpevoli che lo hanno ucciso. Non deve accadere mai più. Non si deve ripetere il pensiero che è invece costante in questa nazione, la ricerca del profitto".
Incuria, omesso controllo, consapevole superficialità, brama di profitto, ha scritto Mattarella. Nell’inchiesta ci sono più di 70 indagati.
"Chi ha sbagliato deve pagare. Ma non come siamo abituati in questo sistema giuridico, con pene ridicole. Tra i morti ci sono stati anche bambini e tanti giovani".
Tenere viva la memoria è diventata la sua missione. Come?
"Penso ai ragazzi e al lavoro precario, ai cronisti di strada pagati pochi euro a pezzo. Stiamo cercando di organizzare una borsa di studio e corsi professionali per videomaker, con la Regione Campania".
La sua famiglia.
"Mia figlia Laura ha rintracciato i soccorritori che hanno estratto i corpi, li incontreremo. Ha scritto una canzone per le vittime, ‘Piove sulla mia anima’. Io l’accompagno alla batteria che suonava anche Giovanni. Con i colleghi della Rai abbiamo messo su una band, subito dopo la tragedia. Questo ci ha dato una grande forza. È stata una fioritura d’amore".


L’amore, non la rabbia, per la ricerca della verità?
"Vogliamo capire. Stiamo preparando un libro sul crollo del ponte Morandi, la base è l’incidente probatorio seguito dal nostro tecnico e dal nostro avvocato, Antonio Cirillo. Lui non è solo un legale, è un amico, siamo andati all’asilo insieme, mi è stato vicino da subito. Daremo al testo una forma discorsiva".
Potrebbe essere una delle video-inchieste di suo figlio. 
"Giovanni aveva una grande passione per il giornalismo, aveva mandato il suo curriculum in giro per l’Europa, sognava di essere assunto in tv a Barcellona, dov’era già stato sei mesi".
Il 14 agosto 2018 stavano andando tutti là.
"Voleva mostrare agli amici dove aveva lavorato. L’ultima immagine che abbiamo di lui è di pochi secondi, un breve video. Gerardo guidava, Giovanni gli era seduto accanto. Dietro Antonio e Matteo, con la chitarra. Erano le 11.15, erano alla Spezia".


Vi siete sentiti, quella mattina?
"Ho uno screenshot sul telefonino delle 11.26. ‘Papà, sta diluviando’. Mi sono raccomandato: ‘Andate piano con la macchina’. Quella Golf gliela avevo regalata io. Quando gli ho chiesto dove fossero, mi ha risposto, ‘quasi a Ventimiglia’. Questo mi ha illuso".
Quel giorno come ha saputo?
"Ancora alle due di notte i ragazzi non erano nell’elenco delle vittime. La situazione è capitolata tra le 4 e 5 del mattino. Il primo a darmi la notizia è stato il sindaco di Torre del Greco, Giovanni Palomba, che poi è stato con noi a Genova. E subito si è mosso il mio legale". 
Antonio Cirillo il 16 è partito per la Liguria, il 17 agosto era in tribunale a ratificare la prima denuncia. Ha incontrato l’amico verso Firenze: loro scendevano con la salma. La salma di Giovanni che amava riprendere tutto. Anche quella domenica di giugno che aveva mandato un video, dal Vesuvio dov’era per lavoro. Mamma papà Laura, vi voglio bene e veglio sempre su di voi, dall’alto del cratere. E quando ne parla Roberto Battiloro cede, la voce s’incrina, il cuore esplode e piange.