Lunedì 27 Maggio 2024

Aree protette, Italia in ritardo. Più impegno per la biodiversità

Gli incendi boschivi minacciano il 18% della copertura naturale, superfici forestali a quota 930 mila ettari

Aree protette, Italia in ritardo. Più impegno per la biodiversità

Aree protette, Italia in ritardo. Più impegno per la biodiversità

Spostiamo ora l’attenzione dal mondo acquatico a quello terrestre, già largamente trattato, seppur in diverse declinazioni e chiavi di lettura, nei goal precedenti. Il quindicesimo capitolo vuole concentrarsi in particolare su tre elementi cruciali, che sono foreste, territorio e biodiversità. Elementi da proteggere, attraverso l’impiego di azioni e attitudini green, partendo dal rapporto sostenibile con le foreste, combattendo la desertificazione e il degrado del territorio, fino alla salvaguardia della biodiversità. In merito agli ecosistemi terrestri, la situazione italiana, comprendendo il periodo 2010-2022, rileva un andamento negativo costante. Peggiorano infatti l’impermeabilizzazione del suolo da copertura artificiale, attorno al 7.1% nel 2021, e la quota di territorio a elevata e molto elevata frammentazione, che sempre nel 2021 è pari al 44,7%. Le superfici protette, inclusa la rete Natura 2000, costituiscono il 21,7% del territorio nazionale, mentre l’obiettivo Ue al 2030 è del 30%. Il sistema italiano delle aree protette dunque va incrementato in vista dell’obiettivo da raggiungere entro sei anni. Le superfici protette sono a rischio per diversi motivi, partendo dagli incendi boschivi che minacciano il 18% della copertura naturale del Bel Paese, mentre il 35% è inserito nelle aree quasi minacciate. Secondo l’Ispra, il degrado di suolo interessa il 17% del totale disponibile, con una variabilità regionale che va dal 3 al 28%.

Le superfici forestali certificate, nel 2021, ammontano a 930 mila ettari, in aumento dello 0,8% rispetto all’anno precedente e del 18,8% rispetto al 2011. La crescita c’è, ma l’estensione rimane modesta sopratuttto rispetto al contesto europeo. Una soluzione potrebbe essere un incremento della produzione interna di legname in aree gestite con criteri di sostenibilità, che potrebbe contribuire sia alla riqualificazione di boschi e aree seminaturali degradate sia alla riduzione delle importazioni di legno e prodotti derivati, attraverso le quali l’Italia trasferisce all’estero parte della pressione sulle risorse forestali generata dal proprio sistema produttivo. Si registrano anche i primi segnali di rallentamento nella diffusione delle specie alloctone, che nel 2021 sul territorio italiano sono 674, numero raddoppiato negli ultimi trent’anni. La diffusione di queste specie invasive rappresenta una delle principali minacce per la biodiversità: nel 2021, infatti, sono state individuate solo tre nuove specie. Peggiorano, tra l’altro, le disuguaglianze tra Regioni, anche se in misura contenuta. La Toscana registra un peggioramento per la vita sulla terra, con l’aumento dell’indice di copertura del suolo, passando da 101,6 nel 2012 a 103,3 punti nel 2022. L’Umbria, invece, pare stia imboccando il giusto sentiero: l’indicatore composito elaborato da ASviS piazza, nel 2021, la regione undicesima nella graduatoria nazionale. L’indice di copertura del suolo la fa classificare quinta su 21. L’Emilia-Romagna mette le radici per il futuro con ‘Quattro milioni e mezzo di alberi in più’, progetto che vede la distribuzione di questi alberi per rendere la regione il corridoio verde d’Italia. La piantumazione dovrebbe terminare entro il 2024. La Strategia regionale per lo Sviluppo Sostenibile della Lombardia, invece, si focalizza sulla biodiversità con cinque aree di intervento, al fine di migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie Natura 2000, completare la rete ecologica regionale e contrastare la diffusione di specie aliene. Poi, anche contrastare la frammentazione territoriale, sviluppare formazione ed educazione alla biodiversità e aumentare le aree protette.

Marco Principini