Ester Palmieri e gli orfani di femminicidio, gli esperti: ecco quali sono gli aiuti dello Stato e le cose da cambiare

L’ultima mamma (di 3 figlioletti) uccisa in Trentino dall’ex compagno fa tornare sotto i riflettori le vittime nascoste di queste tragedie. L’avvocato e il magistrato: benefici e limiti della legge 4 del 2018. “Quanta maturità dai ragazzi che testimoniano in aula delle violenze vissute”

Roma, 13 gennaio 2024 – Orfani di femminicidio come i 3 figlioletti di Ester Palmieri, la giovane mamma ammazzata a Valfloriana (Trento) con una coltellata al collo dall’ex compagno Igor Moser.  Ma che cosa fa lo Stato per loro? Ne parliamo con Elisabetta Aldrovandi, avvocato e consulente della Commissione femminicidi, e con Valerio de Gioia, consigliere della Corte d’Appello a Roma (la sua sezione si occupa anche di tentati omicidi e atti persecutori).

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I doveri dello Stato verso gli orfani di femminicidio  

La legge 4 del 2018 mette in fila i doveri dello Stato verso gli orfani di femminicidio. Elenca Elisabetta Aldrovandi: “Intanto le famiglie affidatarie possono contare su un assegno mensile da 300 euro al mese per ogni minore. Come si arriva a questa cifra? Il contributo è stabilito sulla base di quanto versa alla moglie un padre separato con stipendio medio per il mantenimento dei figli. Gli orfani, quindi, hanno diritto a borse di studio e per il datore di lavoro sono previsti  sgravi fiscali al momento dell’assunzione”. Eppure non basta, riconoscere l’avvocato che è anche presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime. “Bisogna considerare – riflette – che ogni anno per gli orfani di femminicidio lo Stato mette a bilancio 10-12 milioni”. Non solo. “Anche la legge del 2018 è da cambiare. Un conto è se resta in vita un genitore, e gli eredi hanno la possibilità di chiedere il sequestro preventivo dei beni di chi è imputato per omicidio. Ma se i figli perdono entrambi, padre e madre, dovrebbe essere previsto un aiuto maggiore”.

Cosa succede se lo Stato è responsabile

E se c’è una responsabilità dello Stato? Se ad esempio un magistrato sbaglia e il suo errore provoca un evento drammatico come un femminicidio? "Lo Stato sarà chiamato in giudizio – chiarisce de Gioia – e a sua volta potrà rivalersi nei confronti di quel magistrato. Ma non sono casi così frequenti. Non voglio difendere la legge del 2018 ma far capire che comunque c’è un aiuto. Anche per le cure mediche e l’assistenza psicologica, ad esempio”.

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La possibilità di cambiare cognome

C’è un altro punto previsto dalle legge che ha un grande valore emotivo, “è prevista la possibilità di cambiare il cognome agli orfani rifiutando quello del padre. Una scelta fatta ad esempio dalla figlia di Parolisi. Così chi ha vissuto questo trauma viene aiutato a superarlo. E’ comunque una scelta, non un obbligo”.

Gli orfani, sottolinea de Gioia, “sono vittime due volte”. E ripensa anche ai tanti ragazzi che ha conosciuto nelle aule di giustizia, nei processi per tentato omicidio o maltrattamenti in famiglia, testimoni delle violenze dei padri. Osserva: “Hanno 13-14 anni, raccontano quello che hanno visto, in questi casi si parla di ‘violenza assistita’. Ma lo fanno senza odio verso il padre. Dimostrano una grande maturità, non hanno l’atteggiamento di chi dice, lui la deve pagare. Ma spiegano: è fatto così e faceva questo”.

"Che cosa è cambiato con la legge Roccella”

Dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin abbiamo sperato tutti in un cambiamento che però ancora non si è visto. “Vero ma sono ottimista –guarda al futuro de Gioia -. La legge Roccella, che è entrata in vigore a dicembre, ha potenziato le misure di prevenzione cautelare con l’arresto in flagranza differita. Diamole il tempo di poter produrre i suoi effetti. Nel lungo termine, sono certo che si avrà una diminuzione dei femminicidi, dei maltrattamenti in famiglia e degli atti persecutori. Mi è capitato che la vittima decidesse di denunciare le violenze di lui dopo anni, quando l’uomo se la prendeva anche con i bambini.  E questo è davvero paradossale, i piccoli diventano l’elemento che consente alla donna di dire basta”.