Freud si occupò di Leonardo da Vinci ed emise un severo giudizio
Freud si occupò di Leonardo da Vinci ed emise un severo giudizio
Alla curiosità di analizzare la personalità di Leonardo da Vinci non riuscì a sfuggire neanche Sigmund Freud, padre della psicanalisi, che nel 1910 pubblicò un breve saggio su “Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci”. Tanto che il 17 ottobre 1909 scrisse al collega ed amico psichiatra e psicanalista Carl Gustav Jung “da quando sono tornato ho avuto un’idea. Il mistero del carattere di Leonardo mi è divenuto improvvisamente trasparente”. Recenti studi affrontano gli aspetti legati ai segreti della mente di Leonardo, ipotizzando risposte varie dal problema del mancinismo ad una possibile malattia endocrina che limitava il livello di attenzione, tanto da limitare o impedire di portare a termine numerose opere o scoperte. Dal punto di vista psichico, sulla sua complessa personalità, può aver inciso molto la sua condizione di illegittimità. Leonardo, infatti era figlio naturale del notaio ser Piero da Vinci e Caterina, una contadina del luogo. Lo stato di figlio naturale, negli anni, lo porta ad avere profonde controversie con i fratelli eredi legittimi del padre ser Piero. “Su questo aspetto mi sento di concordare con Freud – sostiene lo Psichiatra Eduardo Ferri - che nel suo saggio”Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci” analizza un ricordo, il primo, di Leonardo annotato sul “Codice Atlantico” in cui si parla di un sogno in cui un nibbio si reca sulla sua culla e “mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi con la coda dentro alle labbra”. Nelle interpretazioni proposte da Freud si fa riferimento al carattere “orale” della immagine onirica e si rimanda all’assenza del padre nei primi anni di vita e al legame stretto, quasi morboso, con la madre Caterina. Il rapporto con la sessualità di Leonardo è caratterizzato, per Freud, dalla sublimazione delle pulsioni libidiche nella conoscenza e nella curiosità che spingerà il geniale artista a ricercare per tutta la vita la perfezione”. Nella sua vita Leonardò continuò instancabilmente ad inseguire la perfezione, tanto da creare un serio ostacolo alla sua produttività artistica e scientifica. “In un’ottica più moderna – sostiene lo psichiatra Eduardo Ferri - potremmo individuare in due tratti di personalità la chiave per comprendere l’uomo Leonardo e cioè la sua meticolosità che tende all’ossessività e la sua eccentricità che doveva apparire, all’uomo del XV secolo, come un essere bizzarro e sicuramente fuori del comune. La sua meticolosità e ossessività si rivela in modo evidente nella sua pittura in cui l’opera pittorica è preceduta da uno studio approfondito delle caratteristiche fisiche e psicologiche dei soggetti che porteranno l’artista a dedicare tanto tempo alle sue opere e a non vederle mai come complete. È il caso de “La Gioconda” che Leonardo non consegnò mai al suo committente e per quattro anni continuò a lavorarci senza riuscire a vederla mai come terminata e quindi perfetta. La meticolosità unita alla curiosità diventa la potente ispirazione dell’artista che genererà in lui una tensione continua che lo porterà da un progetto all’altro, da un campo del sapere all’altro, finendo con l’incoronarlo pittore, scienziato, scultore, inventore, anatomista a molto altro ancora”.
An.Al.