Giovanni Antonio Boltraffio  (Milano 1467 – 1516) Madonna con il Bambino
Giovanni Antonio Boltraffio (Milano 1467 – 1516) Madonna con il Bambino

A San Pietroburgo, fra gli infiniti pezzi esibiti nell’originario Palazzo d’Inverno passato indenne nelle sue architetture barocche anche nell’inferno della Rivoluzione d’Ottobre - sei milioni quei pezzi, di cui “solo” sessantamila godono del privilegio di essere esposti - , il cartellino che la presenta le regala un posto d’onore assoluto: si legge, sul cartellino, “Madonna Litta - Leonardo da Vinci - 1490 ca”. Ed è quella paternità, Leonardo, a conferire alla tavola, dopotutto minuscola, 42 centimetri per 33,la gloria che da sempre la accompagna. E che la seguirà, il prossimo autunno, a Milano, al Museo Poldi Pezzoli, che la vedrà, dall’8 novembre al10 febbraio dell’anno seguente, per le cure di Andrea Di Lorenzo e Pietro C. Marani, al centro di una delle mostre leonardesche più attese, probabilmente l’ultima della lunga serie, una luminosa conclusione: “Intorno a Leonardo - La Madonna Litta e la bottega del maestro”.
UN TITOLO, quello voluto dal Poldi Pezzoli, che con discrezione pari all’eleganza, intende riassumere la lunga, affascinante, articolata storia del dipinto. Capolavoro su cui hanno duellato generazioni di esperti.
L’attribuzione di un’opera, meglio se antica, meglio se passata per più proprietari, ancor più se sguarnita di documenti che possano attestarne con precisione la genealogia, è uno dei piaceri supremi cui gli storici dell’arte si abbandonano duellando fra di loro con voluttà anche poco raffinata. E la “Madonna Litta” di quelle contese è stata incolpevole protagonista. La sua origine è senza dubbio milanese: nell’Ottocento era l’opera più rinomata della collezione dei duchi Litta, donde il nome, ed era conservata nel grande palazzo di corso Magenta. I precedenti, almeno quelli sicuri: nella seconda metà del Settecento la tavola era custodita nel Santuario della Madonna di Campagna di Piacenza; passò quindi nelle mani di Giuseppe Rho, forse un intermediario, che la rivendette nel 1784 ad Alberico XII Barbiano di Belgioioso d’Este. Ancora un passaggio: nel 1813 la “Madonna” divenne patrimonio di Alberto Litta Visconti Arese, esecutore testamentario di Alberico XII. Il viaggio da Milano alla Grande Madre Russia porta invece la data del 1865: acquirente fu lo zar Alessandro II, per una cifra oggi poco valutabile, ma nell’ordine delle migliaia di miliardi di euro.
DUELLI DI ATTRIBUZIONE, si diceva. Legati appunto, come recita il titolo della mostra, alla “bottega” di Leonardo. Un ambiente in cui gli allievi facevano a gara per dimostrarsi degni del maestro. Il Boltraffio in prima fila. E se l’autore della “Madonna Litta”, l’autore segreto, fosse proprio il Boltraffio? Un’ipotesi su cui hanno lavorato anche negli ultimi anni gli “scienziati dell’arte” cui si è affidata la Fondazione Bracco, sempre vicina alle iniziative culturali, ma questa volta più co-autrice della mostra che non semplice sponsor.
Il ritorno a Milano della “Madonna Litta”, dopo quasi trent’anni d’assenza, sarà l’occasione, eccezionale, imperdibile, di vedere affiancati due capolavori leonardeschi: la tavola prestata dall’Ermitage e la “Madonna con il Bambino”, vanto domestico del Poldi Pezzoli, questa di mano certa del Boltraffio, accostabile stilisticamente alla prima versione della “Vergine delle rocce” del Louvre. Anch’essa giunta al Poldi Pezzoli dalla Collezione Litta.
A FAR DA CONTORNO alla mostra di novembre, piccola ma quanto mai preziosa, anche per gli studi che l’hanno preparata, saranno altre opere splendide, in arrivo dai più prestigiosi musei internazionali. Come i delicati “Studi di panneggio” l’uno da Oxford e l’altro da Berlino o, da Parigi, la “Testa di bambino che prende il latte”, forse del milanese Marco d’Oggiono. Il mondo di Leonardo raccolto per qualche mese in via Manzoni.