Raggi solari e difese immunitarie. «Vitamina D, non solo per le ossa»

Bartoletti dal congresso di medicina estetica. «Mezz’ora di tintarella al giorno allontana il rischio Covid»

18/07/2021 - di Alessandro Malpelo

Le ferie di quest’anno potrebbero essere l’occasione giusta per potenziare il sistema immunitario che è da sempre il nostro alleato numero uno contro i virus, anche grazie all’azione di alcuni amici: i raggi solari (quelli buoni, rispettosi della pelle), la vita all’aria aperta, il movimento e i bagni in acqua. D’estate è più facile ricaricarsi di energie, ottenendo il duplice effetto di migliorare le difese e rigenerarsi, come emerso dal congresso di medicina estetica presieduto, a Roma, dal professor Emanuele Bartoletti.

 

Uno dei fattori chiave di questa cura di bellezza a costo zero è la vitamina D che molti pensano esclusivamente in funzione delle ossa, e che invece agisce in numerosi altri organi e apparati, aiutano a mantenere il trofismo dei muscoli, tipicamente indeboliti nei soggetti anziani. La vitamina D è un ormone che regola (insieme al paratormone e alla calcitonina) l’adeguato metabolismo del calcio e delle ossa e che viene stimolata dall’esposizione alla luce, attraverso le radiazioni ultravioletta B o UV-B e assunta, in parte, dalla dieta. Svolge poi un’attività immunomodulante e per questo motivo la sua somministrazione è stata presa in considerazione anche come fattore protettivo nei confronti del Covid-19. Spesso viene somministrata come un integratore quando in realtà si tratta di un ormone e prima di prescriverla è fondamentale conoscere il suo valore nel sangue. Per misurarla basta un test semplicissimo.

 

Emanuele Bartoletti, presidente della Società italiana di medicina estetica (Sime) ricorda l’importanza di una corretta esposizione quotidiana ai raggi solari, bastano 20-30 minuti e si garantisce la produzione di una quantità ideale di vitamina D, sostanza che è di fatto un ormone immunomodulatore e che numerose ricerche indicano in grado di fare la sua parte nella lotta alla pandemia. La vitamina D viene persa anche a causa di abuso di alcol e droghe. Se, in assenza di una carenza accertata, si vuole ricorrere a un integratore, la dose entro la quale restare è 20 microgrammi al giorno (800 unità internazionali), valore ottimale anche, per esempio, per chi risiede in una residenza per anziani e non può esporsi all’aria aperta ogni giorno.

 

Se invece il livello di vitamina D nel sangue è insufficiente – come accade in inverno oppure in chi è avanti con gli anni, o non può stare all’aperto – è opportuno assumere, con l’aiuto di un medico che definisca i giusti dosaggi, un integratore, in modo da riequilibrare i valori. Il fabbisogno giornaliero di vitamina D varia a seconda dell’età, in media è di 400 unità al giorno, in assenza di fattori di rischio.