Francesca Tolino, la donna che ha scoperto il cimitero dei feti
Francesca Tolino, la donna che ha scoperto il cimitero dei feti

Roma, 13 settembre 2021 – Prima udienza sulla vicenda del “cimitero dei feti” di Roma, sepolti al Flaminio col nome delle madri sulle croci. La sindaca Virginia Raggi – che oggi avrebbe potuto subentrare a nome del Comune nell’azione popolare, sostituendo così i singoli cittadini che ad oggi stanno portando avanti la causa – non si presenta in tribunale, tra lo sconcerto delle donne presenti in aula. L'azione legale contro l'ospedale San Giovanni, l’Asl e Ama – l’azienda municipalizzata che gestisce anche i cimiteri – è stata portata avanti dai Radicali italiani con la campagna “Libera di Abortire”. Al centro del dibattito, la “prassi indebita della sepoltura dei feti al cimitero Flaminio”, senza il consenso delle donne che avevano abortito.

La vicenda è scoppiata nel settembre del 2019, quando Francesca Tolino – dopo un travagliato aborto terapeutico – scopre al cimitero Flaminio una croce con il suo nome e cognome, accompagnata dalla data del suo aborto. “Non ne sapevo nulla: nessuno mi ha mai chiesto il permesso e io non ho mai autorizzato. Dopo il trauma che mi hanno provocato, mi hanno pure seppellita viva”, aveva dichiarato la donna quando è iniziata la battaglia per difendere la privacy e il diritto di libera scelta delle donne, senza sentirsi messe al bando dalla società. “Già in questa prima udienza – spiegano i Radicali – il Comune avrebbe potuto presentarsi per sostituire (subntrando nela causa civile a nome delle cittadine romane, ndr) Francesca Tolino e Simone Sapienza, oggi entrambe candidate al consiglio comunale con la lista ‘Roma Futura’, e gli avvocati Radicali Giulia Crivellini e Francesco Mingiardi, che hanno presentato l'azione a nome di tutta la comunità delle cittadine e cittadini romani affinché ci sia un pieno coinvolgimento delle donne che ricorrono all'interruzione di gravidanza”. Cimitero dei feti a Roma: chiesta l'archiviazione. Continua la polemica

Sconcertante, per le donne in causa, che qualcuno abbia autorizzato la sepoltura dei feti con i nomi delle donne senza mai chiedere alcuna autorizzazione, un gesto che appare come un violenza su un tema così intimo e delicato come quello dell’aborto. Ma non solo. “Anche per ciò che riguarda la destinazione del feto – continuano i Radicali – e che nessuna di loro debba scoprire solo in seguito una croce con il suo nome e cognome, come è successo a Francesca Tolino. Tuttavia la sindaca Virginia Raggi, in rappresentanza del Comune, non si è presentata in tribunale".

I legali delle donne chiedono il risarcimento dei danni ai responsabili della “prassi abusiva” dei cimiteri dei feti. "Abbiamo presentato la nostra domanda di azione popolare – hanno dichiarato all'uscita dell'udienza gli avvocati, Giulia Crivellini e Francesco Mingiardi –. Il giudice ha ascoltato a lungo le nostre ragioni e non si è riservato di valutare le obiezioni sulla procedibilità e ammissibilità della domanda, così come presentate da Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata, ASL Roma 1 e AMA. Ciò vuol dire che l'azione popolare può andare avanti. Inoltre – hanno aggiunto – su nostra richiesta il giudice si è riservato di decidere se dedicare un'apposita udienza per verificare le intenzioni del Comune in merito alla partecipazione diretta. In ogni caso, se chiamati a farlo dal silenzio della sindaca, andremo avanti per far accettare i gravi profili di illegittimità culminati nella crocifissione di centinaia di donne e il diritto della comunità cittadina ad ottenere un risarcimento", hanno concluso i legali della campagna “Libera di Abortire”.