Di Maio dopo la celebrazione in sinagoga a Roma per il 25 aprile (Ansa)
Di Maio dopo la celebrazione in sinagoga a Roma per il 25 aprile (Ansa)

Roma, 25 aprile 2019 - Tra Lega e M5s è scontro aperto. Anzi apertissimo. Sebbene entrambi gli alleati continuino a sostenere che il governo deve andare avanti. Il nodo resta Armando Siri, il sottosegretario del Carroccio accusato di aver ricevuto dall'imprenditore Paolo Arata una tangente da 30mila euro per far entrare in manovra un emendamento sull'eolico. Luigi Di Maio e i pentastellati continuano a chiedere un passo indietro, mentre Matteo Salvini insiste che deve "restare lì dove è".

"Siri si deve dimettere e, se non lo fa, chiederemo a nome del governo che lo faccia, anche al presidente del Consiglio, perché noi lo abbiamo disinnescato in qualche modo, togliendogli le deleghe ma quella è un'indagine di corruzione che riguarda anche fatti di mafia", scandisce il vicepremier grillino parlando in piazza a Perugia. "Il governo deve andare avanti ma sulle cose su cui non siamo d'accordo noi diciamo che il sottosegretario Siri deve andare a casa - insiste -. Tutti possiamo sbagliare ma la differenza sta nella reazione della politica. Cortesemente facessero il loro dovere morale e rimuovessero Siri" dall'esecutivo. 

"Puoi anche andare a Corleone a dire che vuoi liberare il Paese dalla mafia ma, per farlo, devi evitare che la politica abbia anche solo un'ombra legata a inchieste su corruzione e mafia", aggiunge Di Maio criticando apertamente Salvini, che oggi ha disertato le celebrazioni per il 25 aprile, per recarsi in Sicilia a inaugurare un commissariato di polizia. 

Gli fa eco il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. "A me dispiace che in questi giorni mi sembri di tornare un po' al passato, quando ai tempi di Berlusconi si parlava della giustizia contro qualcuno o per qualcuno - dice il Guardasigilli -. I magistrati devono avere i loro tempi, ma la politica deve avere altri tempi, la sua risposta non può essere 'aspettiamo i tempi della giustizia'. Borsellino diceva che un politico non deve essere solo onesto ma deve apparire onesto".

Immediata la replica del capo della Lega. "Siri resta dov'è, ci mancherebbe altro. Ha detto che chiarirà", dice insistendo che "in un Paese civile se si indaga qualcuno lo si sente un quarto d'ora dopo, non settimane dopo". Ma aggiunge di essere "in modalità zen", quindi  "le polemiche sono lontane: io faccio il ministro e mi occupo di sicurezza, non commento le indagini".

Il compito di disinnescare la bomba che rischia di distruggere il governo toccherà a Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio incontrerà il sottosegretario Siri lunedì, dopo il rientro dalla Cina e prima della partenza per la Tunisia. Sul tavolo, al momento, restano tutte le opzioni, inclusa quella che resti al suo posto. Anche se l'epilogo che oggi sembra più probabile è l'allontanamento dall'esecutivo.