Venerdì 14 Giugno 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Riforma della giustizia, l’apertura degli avvocati: "Finalmente una garanzia per il giusto processo"

Intervista a Francesco Petrelli, presidente Unione delle Camere Penali

Roma, 30 maggio 2024 – Avvocato Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere Penali, come giudicate la riforma costituzionale sulla giustizia formulata dal governo?

"Il testo ci sembra ricalcare le linee fondamentali della riforma d’iniziativa popolare proposta al Parlamento nel 2017, forte di oltre 70mila firme. Proposta che si fonda sostanzialmente sulla creazione di due distinti Csm: uno dei pm e uno dei magistrati giudicanti. Un contrassegno fondamentale: garantisce l’indipendenza e l’autonomia della magistratura rispetto al potere esecutivo e legislativo. E al tempo stesso garantisce quella separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica, essenziale per delineare la figura del giudice terzo, quale è inscritto dal 1999 nella Costituzione all’articolo 111 sul giusto processo".

Francesco Petrelli, presidente Unione Camere Penali
Francesco Petrelli, presidente Unione Camere Penali

Di separazione della carriere di discute da decenni. Potrebbe essere la volta buona?

"I tempi delle riforme costituzionali non sono rapidissimi. Vi sono in cantiere altre riforme alle quali è stata data priorità dal governo. Noi continuiamo a ritenere che la separazione delle carriere, proprio in quanto mira a ottenere la figura giudice terzo attualmente irrealizzata, rappresenti una precondizione per concretizzare il giusto processo".

L’obbligatorietà dell’azione penale rimane inalterata. Ma concorre a ingolfare il sistema?

"Già con legge ordinaria si sta provvedendo a modularla. Nella coscienza della limitatezza delle risorse, è impossibile che tutte le notizie di reato possano sfociare in un provvedimento penale. Si tratta però di una selezione che, fermi restando i princìpi a garanzia dell’uguaglianza di tutti i cittadini, non può che essere rimessa al Parlamento".

La separazione delle carriere monopolizza il dibattito politico, ma la priorità per i cittadini non è piuttosto la giustizia civile?

"Abbiamo sempre ripetuto che l’efficienza complessiva della macchina giudiziaria non può essere perseguita attraverso la riduzione degli spazi del contraddittorio e delle garanzie. Anche la riforma Cartabia, se da un lato ha avuto il pregio di modificare in parte il sistema sanzionatorio, dall’altro ha operato una vasta compressione e semplificazione del processo civile e del contraddittorio, con limitazioni al diritto di difesa tutt’oggi oggetto di obiezioni da parte dell’avvocatura".

La strada da percorrere quindi qual è?

"Se vogliamo effettivamente ridurre il carico di lavoro delle procure ed efficientare la macchina delle giustizia dobbiamo provvedere a un’estesa depenalizzazione. Molti reati potrebbero essere depenalizzati e ricondotti a sanzioni amministrative".

Ad esempio?

"Uno per tutti di grande attualità: i processi per abuso di ufficio. Un numero enorme di procedimenti a carico delle procure che si risolvono in assoluzioni o archiviazioni. Si potrebbe perseguire l’abuso con provvedimenti di tipo disciplinare per rimuovere il funzionario infedele e di tipo amministrativo per espellere l’atto illegittimo, come fanno in Germania".