Regionali, il patto del governo: la Sardegna va a FdI, la Lega tiene il Veneto ma vuole il terzo mandato

Il Carroccio ha proposto una legge per abolire il limite e confermare Zaia. La premier pronta a un passo indietro e non candidarsi alle Europee: un sacrificio per non umiliare gli alleati e tenere compatta la coalizione

Roma, 12 gennaio 2024 – Il cerchio è quadrato. O quasi. Al termine di una trattativa negata e smentita sino all’ultimo dai leader di maggioranza proprio perché delicatissima, la soluzione che dovrebbe impedire una clamorosa spaccatura nelle elezioni sarde del 25 febbraio è sul tavolo. Salvini rinuncia all’isola e alla ricandidatura del presidente uscente Solinas, la premier in cambio abbandona il sogno di piantare il suo tricolore sulla roccaforte leghista veneta. Ma tutto dipende dall’innalzamento del tetto dei mandati dei governatori da due a tre: va da sé che con Zaia candidabile non ci sarà discussione né sul nome del candidato del centrodestra nel 2025 né probabilmente su quello del vincitore.

Le regioni al voto nel 2024, 2025 e 2028
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Per questo proprio ieri il Carroccio ha presentato una proposta di legge sull’innalzamento dei mandati. Non si tratta però solo di ottenere l’assenso dei Fratelli d’Italia (tutt’altro che felici) ma anche di fare prestissimo. La proposta deve diventare un decreto oppure un emendamento al decreto sull’election day di Europee e Amministrative, in cui c’è già un articolo dedicato ai primi cittadini dei comuni fino a 15mila abitanti, cui sarà consentito candidarsi consecutivamente per tre volte. Aggiungerne un altro con quanto previsto dal progetto leghista è un gioco da ragazzi.

Da sinistra: Antonio Tajani, 70 anni, Giorgia Meloni, 46 anni, e Matteo Salvini, 50 anni
Da sinistra: Antonio Tajani, 70 anni, Giorgia Meloni, 46 anni, e Matteo Salvini, 50 anni

Non si tratterebbe però dell’unico sacrificio doloroso per Giorgia Meloni: anche il miraggio di fare il pieno di voti candidandosi alle Europee, pur non essendo del tutto tramontato, traballa. Il ragionamento che sconsiglia alla leader di FdI di scendere in campo umiliando gli alleati, è lo stesso che la porterebbe a sacrificare la conquista del Veneto. Nel suo giro lo sintetizzano così: "Non si può mettere Salvini nella condizione di non avere più niente da perdere". La faccenda, comunque, resterà a rischio fino all’ultimo: qualcosa di più si capirà domani pomeriggio, con la riunione della direzione del Partito Sardo d’Azione, la formazione da cui proviene Solinas, che serve a chiudere ufficialmente la partita. Lo annuncia lui stesso: "In questa sede, si dirà la parola definitiva". E per lui si ventila una candidatura alle Europee. Casomai questo delicato equilibrio saltasse, il piano B per il Capitano sarebbe piazzare un suo uomo, l’ex senatore Pasquale Pepe, al vertice della Basilicata, spodestando il governatore uscente, l’azzurro Vito Bardi. Ipotesi che Forza Italia boccia senz’appello.

Quanto nevralgico sia il problema lo dimostra la segretezza che ha avvolto la trattativa ieri. Salvini e Tajani sono arrivati in mattinata a Palazzo Chigi e, per una volta, nessuna indiscrezione aveva informato in anticipo dell’appuntamento. L’incontro è lungo, viene sospeso dopo qualche ora, ma a pranzo sembra che i due si ripresentino e pare inevitabile concludere che il summit riprenda a tavola. Invece dopo ben sei ore dall’annuncio della riunione, arriva la smentita di Palazzo Chigi: non si è parlato di Regionali, si è fatto un vertice allargato sull’immigrazione per fare il punto alla ripartenza. Tanto è vero che erano presenti anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il sottosegretario Alfredo Mantovano.

Non che si tratti di una fandonia: Piantedosi ha presentato dati molto soddisfacenti degli arrivi nei primi undici giorni dell’anno: 82,49% in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. Si è parlato delle "buone possibilità" che la Corte costituzionale albanese dia il via libera all’accordo Meloni-Rama sui campi migranti.

Ma questo non esclude che si siano affrontati problemi altrettanto impellenti come il voto in Sardegna. Il 15 vanno presentati i simboli, e per sabato FdI ha organizzato una convention a Quartu Sant’Elena per lanciare la candidatura del sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu. Insomma, il dilemma non ancora del tutto risolto è tra il doppio sacrificio di Salvini e Meloni in Sardegna e Veneto e una spaccatura devastante per la maggioranza. Il rischio ieri sera sembrava fugato, ma l’ultima parola resta in sospeso fino all’ultimo secondo.