Nicola Zingaretti e, sullo sfondo, Giuseppe Conte (ImagoE)
Nicola Zingaretti e, sullo sfondo, Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 17 gennaio 2020 - "Cosa succede ora? Avanti tutta con il governo e avanti tutta con la Prima Repubblica!". Uno dei pochi deputati di fede dem presenti nel Transatlantico della Camera sul far della sera si mostra visibilmente soddisfatto. Il quesito referendario della Lega che voleva re-introdurre un sistema maggioritario è stato bocciato dalla Consulta. La maggioranza ha capito che Salvini proverà a giocarsi anche in vista delle elezioni in Emilia la sentenza urlando contro "il furto di democrazia" e pigiando ancora di più il tasto dell’antipolitica e contro un ‘sistema’ che vuole impedire che i cittadini si esprimano, ma il sistema ha reagito. Questo è, per gli ambienti governativi, ciò che più conta. Il Germanicum ora procederà spedito il suo esame. Il tentativo del centrodestra di fare ostruzionismo sarà battuto dalla maggioranza di governo. Gli effetti della sentenza della Consulta, sperano Pd e M5S, saranno stabilizzanti per governo e durata della legislatura. Dal punto di vista tecnico, la legge elettorale in discussione (il Germanicum) prevede un solo collegio uninominale, quello della Valle d’Aosta.

Se Calderoli ritentasse la sorte, chiedendo un nuovo referendum maggioritario, la richiesta sarà bocciata. D’altra parte, per fare la legge elettorale, serviranno mesi e, nel frattempo, vi sono anche altre riforme costituzionali da fare (abbassamento dell’elettorato attivo e passivo delle Camere, nuove modalità di elezione del presidente della Repubblica, etc), dunque altri mesi in cui fare melina. Dal punto di vista politico, come ha spiega il ministro Dario Franceschini ai suoi, il sistema proporzionale "permette anche all’M5S, a un futuro partito di Conte, a nuovi partiti moderati di presentarsi da soli e formare un nuovo governo con noi dopo il voto, se si vergognano di dichiararlo prima, perché le alleanze, e la scelta del premier, sta alle Camere".

Coalizioni e candidati premier, infatti, non esisteranno più. Inoltre, un sistema proporzionale impedisce, anche se il centrodestra vincesse le prossime elezioni, a Salvini di ‘fare il matto’: il ruolo di Forza Italia, per quanto ridotto, sarebbe centrale e la Lega non potrebbe stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza o eleggere il futuro capo dello Stato.

Certo, si dovrà tenere, per forza, nella prossima primavera, il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, ma ha un esito già scontato (il popolo dirà ‘sì’) ed è un altro elemento stabilizzante per la durata di governo e legislatura. Mattarella difficilmente scioglierà le Camere prima che il corpo elettorale si esprima sul tema di quanti parlamentari devono comporle perché un Parlamento eletto con il ‘vecchio’ numero verrebbe delegittimato entro pochi mesi. La maggioranza, per quanto litigiosa, può rimettersi a lavorare: nel carnet ci sono riforme economiche, il sistema elettorale e molto altro. Un’occasione imperdibile. I modi migliori per tagliare le unghie a Salvini restano fare le riforme, varare una legge elettorale che ne impedisca (o ne limiti) la vittoria, allontanare il più possibile il voto. Solo la vittoria della Lega in Emilia potrebbe mettere in crisi il ‘cordone sanitario’ anti-Salvini formato da Conte-Pd-M5S.