Roma, 16 gennaio 2020 - Non si terrà il referendum sulla legge elettorale sostenuto dalla Lega per abrogare le norme sulla distribuzione proporzionale dei seggi e trasformare il sistema in un maggioritario puro. La Corte costituzionale lo ha dichiarato inammissibile per "l'assorbente ragione dell'eccessiva manipolatività del quesito referendario nella parte che riguarda la delega al governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l'autoapplicatività della 'normativa di risulta'".

La decisione della Consulta sarebbe stata presa a maggioranza. Secondo indiscrezioni si sarebbe trattato però di una maggioranza "solida e ampia". Il quesito referendario era stato proposto da otto consigli regionali (di Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Liguria), tutti guidati dal centrodestra. 

Dichiarato inammissibile anche il conflitto fra poteri proposto da 5 dei Consigli regionali promotori del referendum ed esaminato in via preliminare, in camera di consiglio dalla Corte costituzionale. La norma oggetto del conflitto, tra l'altro, "avrebbe potuto essere contestata in via incidentale, come in effetti avvenuto nel giudizio di ammissibilita' del referendum", si legge nella nota di Palazzo della Consulta. 

"E' una vergogna, è il vecchio sistema che si difende: Pd e 5stelle sono e restano attaccati alle poltrone. Ci dispiace che non si lasci decidere il popolo: così è il ritorno alla preistoria della peggiore politica italica", ha subito tuonato Salvini, che poi ha aggiunto: "È un furto di democrazia ed è triste che il Pd e 5 Stelle festeggino. È la vecchia politica: non possono decidere gli italiani come eleggere il Parlamento ma lo decidono i partiti nel chiuso del palazzo".

"Continuiamo ad andare avanti per superare il Rosatellum e dare al Paese una legge elettorale proporzionale con soglia alta che garantisca un sistema politico più coeso, Camere più rappresentative e governi più stabili", sono state invece le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. 

Sulla stessa linea Di Maio: "Seguiamo la strada del proporzionale affinché tutti i cittadini italiani siano effettivamente rappresentati in Parlamento". E ancora: la Lega voleva "introdurre in Italia un sistema elettorale totalmente maggioritario, garantendo meno rappresentanza ai cittadini. Non ci stupisce, del resto quello che importa a loro in questo momento è trovare un modo per accaparrarsi più poltrone possibili".

Esulta anche il segretario Pd Nicola Zingaretti: "Un altro bluff di Salvini è caduto. Ora avanti per cambiare davvero l'Italia". 

Il segretario della lega poi ha rincarato la dose: "Noi non ci arrendiamo, anzi rilanciamo e chiederemo agli italiani le firme per eleggere direttamente il Capo dello Stato".