Lunedì 20 Maggio 2024

La platea di Fratelli d’Italia e l’applauso a Berlinguer come fece Almirante 40 anni fa

L’episodio rievocato dal presidente del Senato Ignazio La Russa intervistato sul palco da Bianca, la giornalista primogenita del segretario comunista. Il ricordo di Giuliana, figlia di Giorgio Almirante: “Al funerale del leader Pci andò da solo. Furono avversari, mai nemici”

Pescara, 29 aprile 2024 – Standing ovation del popolo di Fratelli d’Italia, ieri quando viene citato Enrico Berlinguer. Sul palco la figlia Bianca, giornalista Mediaset, sta intervistando il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che subito chiosa: "Questo applauso è la coerente continuazione dell’omaggio che il capo della destra rese a Berlinguer. È un applauso lungo e sentito, a conclusione della tre giorni del partito melioniano a Pescara.

Bianca Berlinguer e Ignazio La Russa alla kermesse di Fdi e Giorgio Almirante alla camera ardente di Enrico Berlinguer
Bianca Berlinguer e Ignazio La Russa alla kermesse di Fdi e Giorgio Almirante alla camera ardente di Enrico Berlinguer

Berlinguer, in realtà, tiene subito a precisare di essere lì a titolo professionale: “mio padre non tiriamolo in ballo – spiega –, parliamo di quello che mio padre ha fatto ma non di quello che avrebbe detto oggi”.

Il discorso di La Russa da cui è scaturito l’applauso era incentrato proprio su un senso di pacificazione: “Vedo oggi qualche segnale brutto, – ha detto il presidente del Senato, spesso al centro delle polemiche proprio per le sue dichiarazioni – di intolleranza nelle università, con la ‘caccia all’ebreo’”.

Venivano da anni di piombo e violenza nei quali estremisti rossi e neri avevano insanguinato strade e piazze d’Italia, con centinaia di giovani vittime e carnefici di ideologie di morte. Eppure, loro due, il capo del grande Pci e il leader della destra missina, come hanno ricordato Ignazio La Russa e Bianca Berlinguer, in tempi di ferro si consideravano avversari e non nemici, accomunati dalla volontà di contenere la bufera che portava via tanti ragazzi verso destini tragici e irreversibili.

Non è un caso che il presidente del Senato spieghi che "questo applauso e questa standing ovation cui mi unisco sono la coerente continuazione dell’omaggio che il capo della destra rese a Enrico Berlinguer nel giorno della sua scomparsa", quando Giorgio Almirante partecipò ai funerali. E, a raccontarci quell’episodio che fu vissuto come uno dei momenti clou di quella grande giornata di commozione laica, è stata qualche tempo fa proprio la figlia del leader del Msi.

“Dietro quel gesto – ha sottolineato Giuliana de’ Medici Almirante – c’è la frequentazione precedente ma soprattutto ci sono la stima e la considerazione per la persona: è evidente che considerava Berlinguer un avversario, non un nemico". Certo, andare in quegli anni a Botteghe Oscure alla camera ardente di Berlinguer non era certo agevole per il numero uno della destra di origine fascista. "Fu accolto inizialmente con un po’ di diffidenza – ha spiegato la signora – perché nessuno si aspettava di trovarlo lì, ma lui, rispettoso delle regole si mise in fila come un anonimo cittadino tra la folla dei militanti che volevano rendere omaggio al leader comunista. Nessuno sapeva del suo arrivo proprio perché andò come persona comune. Certo, quando fu riconosciuto, attivisti e dirigenti strabuzzarono gli occhi perché era l’ultima persona che pensavano di poter incontrare in quel luogo in quel momento in quella situazione".

Nessun preavviso alla dirigenza del Bottegone, che, però, si attivò subito: "La voce della sua presenza arrivò ai piani alti del Pci – ha proseguito nel racconto la figlia – e scese Giancarlo Pajetta a prenderlo per farlo entrare e accompagnarlo alla camera ardente. Penso che temessero che poteva capitargli qualcosa o comunque per evitare offese gratuite. Fu lo stesso Pajetta a fargli da guida per tutta la visita, facendolo uscire da un ingresso secondario della sede del partito, per evitargli di passare di nuovo in piazza. Mio padre a quel punto da solo a piedi raggiunse la macchinetta che aveva parcheggiato dove aveva trovato posto e tornò a casa". Senza scorta, senza autista: "No, preferì andare da solo per un senso di personale raccoglimento. Perché non doveva essere il leader politico che andava al funerale di Berlinguer ma l’uomo, la persona comune, che andava a rendere omaggio e rispetto a una persona che stimava".

E, d’altra parte, dietro quell’ultima visita c’era una riservata e segreta frequentazione. "Adesso tutti lo sanno – puntualizzava De’ Medici Almirante –  anche perché Padellaro lo ha raccontato nel suo libro (‘Il gesto di Almirante e Berlinguer’): sì, mio padre e il segretario del Pci si incontravano segretamente. Io ne ho sempre sentito parlare, ma chi è stato testimone oculare, anche se non ha mai sentito quello che si dicevano perché si metteva da parte, era Massimo Magliaro, il suo portavoce e capo ufficio stampa del Msi. Sappiamo che si incontravano a Camera chiusa, il venerdì pomeriggio, quando non c’erano altri parlamentari in giro e i corridoi della Camera erano praticamente deserti".

Certo è che a distanza di soli quattro anni, nel maggio dell’88, furono i dirigenti del Pci a recarsi alla camera ardente di Almirante (e di Pino Romuladi) nella sede di via della Scrofa, da Pajetta alla presidente Nilde Jotti. E fu, in quella occasione, proprio il "ragazzo rosso" a chiudere: "L’abbiamo ricevuto come qualcuno che capisce che oltre il rogo non c’è ira. Siamo stati avversari, ma non nemici: avremmo potuto esserlo, ma le circostanze lo hanno evitato".