Antonio Bassolino, 74 anni, già sindaco di Napoli e governatore della Campania
Antonio Bassolino, 74 anni, già sindaco di Napoli e governatore della Campania
A settantaquattro anni, Antonio Bassolino è uno di quelli che non molla. "Mi chiami tra un po’ che sono a correre". Due ore dopo la corsa è finita. "Sono in campo da tre mesi. Era il giorno dell’insediamento di Draghi". Presidente Bassolino, che senso ha per Napoli e per la sinistra questa sua ridiscesa in campo? "Lo dico nel modo più semplice, e vero: mi hanno fermato tante persone, per la strada, ovunque, di diverso orientamento politico e sociale. Me lo hanno chiesto in tanti". Si sente un candidato trasversale? "Sono da sempre una persona di sinistra. Vengo dal Pci. Sono stato un fondatore del Pd e un convinto Ulivista. Volevo il Pd dieci anni prima di quando è stato fondato, e mi considero ormai un uomo delle...

A settantaquattro anni, Antonio Bassolino è uno di quelli che non molla.

"Mi chiami tra un po’ che sono a correre".

Due ore dopo la corsa è finita. "Sono in campo da tre mesi. Era il giorno dell’insediamento di Draghi".

Presidente Bassolino, che senso ha per Napoli e per la sinistra questa sua ridiscesa in campo?

"Lo dico nel modo più semplice, e vero: mi hanno fermato tante persone, per la strada, ovunque, di diverso orientamento politico e sociale. Me lo hanno chiesto in tanti".

Si sente un candidato trasversale?

"Sono da sempre una persona di sinistra. Vengo dal Pci. Sono stato un fondatore del Pd e un convinto Ulivista. Volevo il Pd dieci anni prima di quando è stato fondato, e mi considero ormai un uomo delle istituzioni. Almeno così ho sempre pensato il mio mandato da sindaco. Il sindaco da dopo un minuto essere stato eletto è il sindaco di tutti".

Le sue 19 assoluzioni seguite a 19 processi possono aver ingenerato in lei, anche inconsciamente, la voglia di un senso di rivalsa?

"Nel mio rapporto con la città questo nodo, anche interiore, è sciolto da tempo. Semmai hanno contribuito ad accrescere quel senso del dovere civico e politico che mi ha portato a scendere di nuovo in campo".

Che cosa si porta dietro del suo lungo iter giudiziario, dal quale lei è uscito perfettamente scagionato da tutto?

"Un grande dolore rispetto al partito che ho contribuito a fondare".

Non si è sentito difeso a sufficienza?

"Mi sarebbero bastate due frasi, che non ci sono state. La prima: abbiamo fiducia nella magistratura".

La seconda?

"Doveva seguire immediatamente la prima: abbiamo fiducia in Antonio Bassolino, ci conosciamo da tempo e sappiamo che non può aver fatto niente di male o di illegale. Non hanno mai detto queste due frasi assieme".

Perché la sinistra non riesce a uscire dalla soggezione dei pm?

"Non è solo un problema della sinistra. Il tema vero di questi ultimi anni è che la lotta politica si deve fare con la politica e non con l’arma giudiziaria. Sarebbe già questo un grande passo in avanti".

Però la destra è uscita spesso a pezzi da questo rapporto malato, più della sinistra.

"Parlo in generale, mi riferisco ad esempio all’aspetto mediatico".

Di una riforma della giustizia si sta iniziando a discutere. Ha suggerimenti per ministro il Cartabia?

"Il punto fondamentale è la durata dei processi. Siamo in condizioni assurde. Processo giusto in tempi giusti".

I pm hanno troppo potere?

"Nell’ordinamento attuale i rapporti sono squilibrati da tempo".

La rinuncia di Zingaretti a Roma pare aver fatto saltare l’alleanza Pd-5S. Lei ci ha mai creduto?

"Ci troviamo nel bel mezzo di un terremoto politico ancora in fase di assestamento. Pensi alla situazione di tre anni fa, con i grillini al 33 per cento, la Lega al 17, la Meloni al 4. Quante cose sono cambiate, e quante ne cambieranno velocemente ancora".

Il Pd ha così insistito nell’alleanza con i Cinquestelle.

"Il primo problema per il Pd non sono i Cinquestelle, ma è riprendere contatto con buona parte della società italiana. Se una grande forza popolare non riesce a smuoversi dal venti per cento significa che non è una forza popolare".

Nel 2008 Veltroni prese 12 milioni di voti, adesso il Pd ne ha circa sei milioni.

"Il punto è proprio questo. Per dirsi popolari non devi scendere sotto il 30 per cento".

E invece pare che Letta voglia candidare a Roma e Napoli tecnocrati europeisti ed ex rettori. Persone degnissime, ma insomma tutta gente da Ztl.

"Io sto in piazza dalla mattina alla sera, e ci stavo anche da sindaco".

Che differenza c’è tra il populismo che imputate alla destra e l’essere popolari?

"Essere popolari significa rappresentare tutta la società, e non rinchiudersi".