Il presidente della Camera Roberto Fico e il capogruppo del Pd Graziano Delrio (Ansa)
Il presidente della Camera Roberto Fico e il capogruppo del Pd Graziano Delrio (Ansa)

Roma, 19 agosto 2019 - Raccontano che Graziano Delrio abbia già aperto i suoi fogli excel per fissare, nelle varie colonne e caselle, numeri, scadenze e, soprattutto, punti programmatici di un possibile accordo di governo "alla tedesca" e, dunque, "dettagliatissimo", per dirla con Romano Prodi, tra Pd e 5 Stelle. Un’intesa che, però, comunque la si definisca, non potrà che partire dalla manovra per il 2020. Un’operazione che ha al suo centro la sterilizzazione dei 23 miliardi di aumento automatico dell’Iva dall’anno prossimo. 
 
Insomma, il primo scoglio da superare, nelle trattative sulle cose da fare "insieme", non potrà che riguardare la ricerca delle coperture per evitare l’incremento del balzello sui consumi. Certo, non dovranno trovare le risorse per la flat tax, invisa a entrambe le forze politiche, e per l’Iva potrà aiutare un po’ la flessibilità nel rapporto deficit-Pil che la nuova Commissione concederà a un governo non anti-europeista. Ma tutto ciò non basterà: serviranno altri capitoli dai quali attingere, dai tagli di spesa a un giro di vite anti-elusione e anti-evasione, oltre all’utilizzo dei risparmi derivanti da Quota 100 e Reddito di cittadinanza (Rdc).
 
Ciò non toglie che proprio le due misure-chiave della politica economica del governo giallo-verde siano complicate da smontare in un’alleanza giallo-rossa. Il Pd ha sempre criticato il Rdc per la commistione-confusione tra aspetti assistenziali e aspetti lavoristici. Tanto più che lo strumento è andato a sostituire il Reddito di inclusione (Rei) introdotto dai governi a guida Pd. Ma sull’esigenza di contrastare la povertà con meccanismi di questa natura, la visione con i grillini è comune. E, dunque, non sarà difficile trovare una mediazione. Analogo discorso vale per Quota 100: la sua operatività è prevista sperimentale fino al 2021 e tale rimarrà. 
Il capitolo lavoro, però, ha almeno altri due terreni di azione comune e di possibile incontro, anche in termini di provvedimenti: il salario minimo orario e il taglio del cuneo fiscale e contributivo. Si tratterà di vedere come verranno modulati, ma una soluzione condivisa è alla portata. Così come per le politiche migratorie, quelle per la sicurezza e i diritti civili. 
 
Accordo raggiungibile, in realtà, anche per la cosiddetta ‘agenda green’ a base di incentivi e bonus per energia pulita e mobilità non inquinante. Ma, al contrario, non sarà agevole trovare la quadra su infrastrutture e politica industriale: il caso Tav non è più tale dopo il voto del Senato, ma rischiano di esplodere quelli relativi alla Gronda di Genova e al Passante di Bologna, tra gli altri. Per non parlare di capitoli Ilva, Autostrade e Alitalia. Di termovalorizzatori e trivelle manco a parlarne.