Venerdì 21 Giugno 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Pd, la rivolta dei cacicchi: "Cara Elly, il nostro partito non è una bad company"

Cresce il malumore nel partito per le scelte elettorali della segretaria. Varato in Campania il codice di trasparenza dei candidati: nuovi requisiti e obblighi .

Roma, 9 aprile 2024 – "Deve decidere se vuole fare la segretaria di questo Pd oppure pensa che sia una bad company da buttare". A detta degli osservatori di lungo corso del Nazareno, questo è il dilemma di fronte a cui si trova in realtà Elly Schlein. Anche la sua ultima alzata contro i cacicchi, capibastone o mandarini che siano dovrà infatti misurarsi con la composizione concreta delle liste per le europee dove è fondamentale presentare candidature in grado di tirare consensi. 

Non solo gli indipendenti cari alla segretaria, ma anche gli amministratori e gli eletti coi loro rapporti sul territorio. Ma soprattutto, fa presente una voce autorevole tra gli scranni Pd del Senato, "anche Schlein deve guardarsi attorno: perché lei per prima si affida a un capobastone come Francesco Boccia, che ha fatto il bello e il cattivo tempo nelle liste in Puglia". Incalzano dagli uffici del Senato: "Lei è segretaria grazie ai voti di una maggioranza esterna, ma è sostenuta all’interno da un gruppo di capicorrente: i Boccia, i Franceschini, i Provenzano".

La contraddizione tra la componente degli amministratori prevalentemente riformisti e i big nazionali prima o poi doveva deflagrare. La segretaria infatti è stata eletta grazie al voto degli esterni contro quelli dei sostenitori del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Ora, come dicono i più cinici nel partito la segretaria "deve decidere se vuole guidare il Pd oppure liquidarlo".

"Al suo posto farei il meglio per scavallare le Europee e poi guarderei alla sfida vera delle amministrative 2025 dove si vota le nostre regioni chiave", dice chi tra i dem ha visto susseguirsi in questi anni fin troppe leadership. Paradossalmente le dichiarazioni di Schlein sull’accentramento e la moralizzazione delle liste suonano molto più in sintonia che in polemica col leader 5Stelle Giuseppe Conte. E ieri il Pd campano ha varato il codice di trasparenza che sarà la traccia anche a livello nazionale per la selezione delle candidature amministrative, compresa la verifica preventiva dell’eventuale sussistenza di condizioni ostative alla “corsa“, ma anche l’obbligo di denunciare eventuali tentativi di voto di scambio o corruzione o intimidazione. Tornando al campo largo saltato, ieri, dopo che l’ex premier ha esortato Schlein a cambiare il Pd, la segretaria ha preferito tacere lasciando che a prendere la parola fossero coloro che cercano un seggio a Bruxelles.

A partire dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, è un coro di sdegno contro le parole di Conte sulle dinamiche correntizie che dominano i dem. Attacchi a Conte perché Schlein intenda: "La segretaria sa che c’è una sola strada: mettere in campo candidature credibili e radicate", manda a dire per la minoranza Alessandro Alfieri, sottolineando che da amministratori e dirigenti dem non si può prescindere. Mentre Bonaccini sposa la linea della segretaria riguardo al fatto che le liste non devono essere calcolate coi bilancini tra correnti ma fatte insieme. Che poi è la stessa cosa.