Enrico Letta e Giuseppe Conte
Enrico Letta e Giuseppe Conte
"Conte e Letta sono entrambi cattolici, entrambi professori universitari ed entrambi ex premier. Temo che finiranno per togliersi voti a vicenda", spiega il professor Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government, autore di due volumi importanti per capire l’Italia di oggi, Il berlusconismo nella storia d’Italia e Breve storia dell’antipolitica. Professore, che impressione trae dal discorso di Conte? "Ho visto un Conte ancora premier, in giacca e cravatta, con la pochette, la libreria dietro. L’idea mi sembra quella di voler normalizzare l’M5s. Una trasformazione profonda, antropologica, e anche visiva. Il tentativo è la...

"Conte e Letta sono entrambi cattolici, entrambi professori universitari ed entrambi ex premier. Temo che finiranno per togliersi voti a vicenda", spiega il professor Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government, autore di due volumi importanti per capire l’Italia di oggi, Il berlusconismo nella storia d’Italia e Breve storia dell’antipolitica.

Professore, che impressione trae dal discorso di Conte?

"Ho visto un Conte ancora premier, in giacca e cravatta, con la pochette, la libreria dietro. L’idea mi sembra quella di voler normalizzare l’M5s. Una trasformazione profonda, antropologica, e anche visiva. Il tentativo è la ristrutturazione istituzionale del Movimento, ma onestamente non capisco quale possa essere. Conte parla di rispetto delle persone, etica pubblica, ecologia integrale, lotta alla criminalità, democrazia compiuta, e altro. Chi non le vuole? Manca la pace nel mondo… ".

Dal Movimento nato col ‘Vaffa è un bel salto…

"L’M5s nasce con il ‘vaffa’, ma anche come alternativa integrale al sistema dei partiti. Regna, o meglio regnava, l’ostilità verso i poteri forti, il complottismo, euroscetticismo ed anti-atlantismo. Cosa resta? Dove si colloca ora? Manca una identità politica precisa. Conte svicola, glissa, su tutte le questioni importanti, dal tetto ai due mandati al rapporto con Casaleggio&Associati".

Ecco, esaminiamo questi ultimi due punti…

"Se vuoi cambiare in profondità la natura del M5s devi dire in che rapporto ti poni con la Casaleggio e come usi gli strumenti della democrazia diretta. Poi c’è il tetto ai due mandati parlamentari, parte del Movimento originario. Li mantieni? Grillo dice di sì perché vuole salvare, almeno in parte, l’originalità del Movimento, ma i parlamentari si ribellano. Delle due l’una: o i parlamentari sono solo ‘portavoce’ dei cittadini, deputati a ‘scaricare a terra’ le istanze della base, oppure hanno una loro professionalità specifica, che rivendicano, oltre al desiderio – comprensibile – di conservare la ‘cadrega’. E ora dicono: ‘abbiamo imparato, sappiamo far politica, vogliamo essere valutati per le nostre capacità’. L’utopia casaleggiana si è misurata con la realtà ma ha vinto la realtà".

Ma così non si rischia una pericolosa, in fatto di consensi, sovrapposizione tra Pd e M5s?

"Sì, in termini di identità politica il rischio della sovrapposizione c’è. I due elettorati, diversi fino a ieri anche antropologicamente, si ritrovano con due leader che mandano loro lo stesso messaggio. Se Conte fa diventare l’M5s moderato, europeista, ecologista, difensore dei diritti civili, quale diventa la differenza con il Pd di Letta? I due, peraltro, sono simili anche nella personalità: entrambi cattolici, moderati, ex premier, mandano lo stesso messaggio, dicono le stesse cose. Va anche detto che lo spazio politico, ormai, si è molto ristretto. Anche la Meloni e Salvini ‘battono’ sullo stesso elettorato di centrodestra".

Ma, se si votasse oggi, chi ha più chanche?

"Il centrodestra. È più polifonico, tra Meloni, Salvini, Berlusconi. Il paradosso è che se l’M5s fosse rimasto il partito della rabbia, populista e del popolino, e il Pd il ‘partito delle Ztl’, avrebbero pescato in elettorati diversi. Invece, in questo modo, rischiano di sottrarsi voti a vicenda e di restare lontanissimi dal centrodestra".