Nanni Mario
Nanni Mario

‘’Non ci sto!’’, il grido ribelle di Scalfaro a reti unificate

Quella frase è diventata uno dei tratti distintivi della biografia e anche della personalità di Oscar Luigi Scalfaro.

La pronunciò, da presidente della Repubblica, il 3 novembre del 1993 in tv a reti unificate, neanche fosse il messaggio di Capodanno. Era un grido di protesta, un urlo d’innocenza.

Ma Scalfaro non ci stava a cosa? Egli era stato ministro dell’Interno nel governo Craxi, dal 1983 al 1987, e aveva percepito, come altri titolari del Viminale, prima e dopo di lui, cento milioni di lire al mese dai fondi riservati del servizio segreto civile. Questa somma era nella piena disponibilità del Ministro ed egli non doveva darne conto ( Scalfaro poi disse che ne aveva destinata una parte alle parrocchie).

Senonché nei giorni precedenti a quello del ‘’non ci sto’’ era stato arrestato Riccardo Malpica, l’ex direttore dei Servizi segreti del Sisde, Servizio segreto civile. Malpica citò la circostanza dei fondi a cui Scalfaro aveva attinto.

Il clima era quello di Tangentopoli, e cominciavano a circolare  illazioni, dicerie, che oggettivamente lambirono l’inquilino del Quirinale. Scalfaro subodorò il pericolo di finire nel tritacarne del chiacchiericcio, e pronunciò quel suo grido, e si chiamò fuori da tutto. Il Presidente parlò di gioco al massacro e di rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli che voleva  fare di ogni erba un fascio, coinvolgendo anche lui. Quel grido spense ogni polemica.

Quando ‘’non ci sto’’ fu una signora a dirlo a Scalfaro

La leggenda dello schiaffo negato.

Sono passati circa settant’anni da quell’episodio accaduto in un ristorante di Roma. A un tavolo, in un’afosa giornata di luglio, è seduta una signora elegante, con le spalle scoperte. Scalfaro, giovane deputato di Novara (aveva 32 anni), severo magistrato, entra con alcuni parlamentari, nota l’abbigliamento della donna e fa dei commenti di censura. ‘’E’ uno schifo, lei manca di rispetto al locale e alle persone qui presenti’’, avrebbe gridato Scalfaro alla signora sorpresa e allibita.

Secondo voci mai confermate e diventate leggenda, Scalfaro avrebbe anche schiaffeggiato la donna. Poi  uscito da locale sarebbe tornato con due poliziotti. La vicenda proseguì in questura, con la donna che passò al contrattacco e querelò il parlamentare. Sull’episodio si cerò anche di ricamare mettendo in ballo le idee politiche della signora, militante del Msi.

Schiaffo o non schiaffo, l’episodio dà un’idea di quello che era lo ‘’spirito del tempo’’: si era nel 1950, si svolgeva l’Anno Santo, l’abbigliamento delle donne era valutato con il centimetro, l’adulterio era punito solo se commesso dalla donna, era anche il tempo in cui il ‘’comune sentimento del pudore’’ era come un elastico che si accorciava e si allungava secondo le circostanze, i luoghi, le persone, le classi sociali.

Una cosa è certa: questo episodio si è incollato indelebilmente alla biografia di Scalfaro, con la tenace persistenza di certe leggende metropolitane. Egli ha sempre smentito di aver schiaffeggiato la signora dalle spalle scoperte.

E probabilmente il fatto non sarebbe neanche accaduto se il deputato- magistrato poi ministro e presidente della Camera, e infine capo dello Stato – avesse risolto tutto con una delle sue frequenti battute di spirito che negli anni successivi avrebbe pronunciato parlando con i giornalisti o intervenendo nell’aula parlamentare.

Almeno due se ne ricordano. Per significare che una cosa era molto datata, richiamava i tempi delle guerre puniche e una volta, in un duello oratorio con un avversario politico che non voleva intendere, gli disse, suscitando l’ilarità dei presenti: ‘’Non è obbligatorio essere intelligenti !’’. E quindi: o l’umorismo gli si è affinato con gli anni o, più probabilmente, Scalfaro riteneva che su certi argomenti come la moralità dell’abbigliamento non fosse il caso di scherzare, ma di agire!

Pertini, i Mille e Garibaldi

Elezioni presidenziali del 1971, che portarono alla elezione di Giovanni Leone. Parlamento riunito in seduta comune: presiede il presidente della Camera Sandro Pertini. In uno degli scrutini il numero dei votanti risulta di mille. Un deputato esclama: i Mille!’’. E Pertini, pronto: ‘’Sì, ma manca Garibaldi’’.