Luigi Di Maio e Davide Casaleggio (foto Imagoeconomica)
Luigi Di Maio e Davide Casaleggio (foto Imagoeconomica)

Roma, 11 marzo 2019 - Chi è il fondatore del Movimento 5 Stelle? Se rispondete Beppe Grillo la risposta è sbagliata. La nuova Associazione Movimento 5 Stelle – si legge nell’atto costitutivo depositato alla cancelleria del tribunale di Genova – è stata  fondata il 20 dicembre 2017 da Davide Casaleggio e Luigi Di Maio che diventa anche tesoriere. E Grillo? Resta, ma solo come garante. Ma c’è di più: la nuova associazione  ha due sedi a Roma (una in via Nomentana 257 e l’altra, definita operativa, in via Piemonte 32) e non più a Genova, 'patria’ del fu leader Grillo. Una scelta più che geografica, ma strategica che indica la trasformazione da Movimento di lotta in Movimento di governo con sede operativa, appunto a Roma, in quella via Piemonte 32 dove tra l’altro i 5 Stelle avevano stabilito il comitato elettorale. Trasformazioni importanti che destano «delusione» e «sorpresa» tra gli eletti pentastellati, ignari di questa ennesima rivoluzione. Salvo il collegio dei probiviri (di cui fanno parte il ministro Riccardo Fraccaro, la presidente della commissione Lavoro del Senato Nunzia Catalfo e la deputata Paola Carinelli) e il comitato di garanzia (composto da Vito Crimi, sottosegretario con deleghe all’Editoria, l’ex candidato alla presidenza della Regione Sicilia, Gian Carlo Cancelleri, e la consigliera regionale del Lazio Roberta Lombardi) nessuno ne era al corrente. L’avvocato degli esclusi, Lorenzo Borrè, spina nel fianco del Movimento, evidenzia che senza «la causa di Genova non l’avremmo mai saputo» e c’è già chi storce il naso. «Una scelta non molto condivisa, un passaggio che è stato sottovalutato nelle sue implicazioni future, anche dalla sottoscritta", dice la senatrice dissidente vicina a Roberto Fico Paola Nugnes. Ma a finire nel mirino c'è anche il doppio ruolo di Casaleggio con la dissidente Elena Fattori che parla di «conflitto d’interessi»: «Il socio fondatore dell’associazione Movimento 5 Stelle 2017 è anche membro dell’associzione Rousseau che riceve i soldi dai parlamentari». 
Ma anche nei confronti di Di Maio è un fuoco di fila di critiche. Già il suo triplo ruolo (capo politico, vicepremier e ministro del Lavoro e Sviluppo) non piaceva a ortodossi e dissidenti, da ieri l’irritazione è ancora di più. 
Il leader 5 Stelle, infatti, stante il suo nuovo ruolo, fa notare qualcuno, potrà «modificare e/o integrare» l’atto costitutivo dell’associazione, cambiando di fatto la pelle del Movimento. Ma non solo. C’è chi, velenoso, si chiede: «Chi stabilisce la durata del mandato di Di Maio? Lo statuto dell’associzione da lui fondata». 

Insomma, il Movimento cambia. E di parecchio. Certo, c’è un riferimento ai meetup e  al blog www.beppegrillo.it, ma è come se fosse collocato in un tempo passato. Per il resto, 'principi e finalità della nuova associazione’ – si legge nell’articolo tre  dell’atto costitutivo – "spiegano che il Movimento 5 Stelle vuole realizzare un efficiente scambio di opinioni e un confronto democratico, riconoscendo a tutti gli iscritti, un effettivo ruolo d’indirizzo e determinazione delle scelte fondamentali per l’attività politica dell’associazione". Ovviamente si menziona la Rete, ma eventualmente anche piattaforme non telematiche, per selezionare candidati e promuovere campagne di sensibilizzazione.

La nuova associazione sarebbe in linea con la rivoluzione annunciata da Di Maio dopo il crollo alle Regionali, con l’idea di trasformare il Movimento in partito, creare referenti regionali e aprire all’idea di alleanze con liste civiche. Morale della favola: il Movimento cambia pelle. Sempre più governativo, sempre più 'Di Maio centrico', per dirla con le critiche di alcuni dissidenti in polemica con i super poteri del capo politico che è anche superministro e vicepremier. L'avvocato degli espulsi M5S, Vincenzo Borrè, la spiega così: è la fine dell'uno vale uno. A pagarne le conseguenze anche 'l’amico Dibba', silente da un mesetto, dopo l’infelice uscita da Giovanni Floris a DiMartedì in cui invocava un applauso che non arrivava. Alessandro Di Battista doveva essere la testa d’ariete della campagna elettorale, ma pare sia stato messo da parte dopo le intemerate in politica estera (e non solo). Davide Casaleggio, in un’intervista a Fq Millennium, ha cercato di mettere a tacere i rumors, ricordando quanto "Alessandro" sia "una persona importante per il Movimento e porta i temi che sono importanti per lui", ma di sicuro l’assenza di Di Battista al Villaggio Rousseau non è passata inosservata.