Il ministro Federico D'Incà (ImagoE)
Il ministro Federico D'Incà (ImagoE)

Roma, 5 dicembre 2019 - Entro fine anno sarà pronta la proposta di legge elettorale e sarà incardinata in Parlamento per avviarne l'esame. Ad annunciarlo è il ministro dei rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, al termine del vertice di maggioranza, nel corso del quale ha prevalso la linea di un sistema "proporzionale con un meccanismo antiframmentazione". Viene quindi definitivamente escluso un sistema maggioritario, compreso il doppio turno proposto inizialmente dal Pd.

"E' stato un incontro molto positivo", detto D'Incà, annunciando una nuova riunione per la prossima settimana e parlando di "grande raccondo nella maggioranza". Resta, però, da decidere se si opterà per una soglia nazionale (esempio 4 o 5%) o per una soglia circoscrizionale, cioè il cosiddetto sistema spagnolo. Quest'ultimo garantisce ai partiti in bilico nel raggiungimento di una soglia nazionale (appunto 4-5%) di poter eleggere dei parlamentari almeno nelle grandi circoscrizioni urbane, garantendogli un diritto di tribuna, specie in Senato.

A questo primo bivio se ne accoppia un secondo sul contenuto della legge: voto di preferenza, brevi listini bloccati o ancora collegi uninominali come il modello in vigore per il Senato fino al 2006. L'altra scelta di fondo, di natura squisitamente politica, è la velocità con cui procedere con la riforma elettorale. Il tema dei tempi si intreccia con quello della eventuale richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari che va presentata entro il 12 gennaio. Se verranno raccolte le 65 firme necessarie in Senato (ad oggi hanno firmato in 52 senatori), l'entrata in vigore del taglio dei parlamentari slitterà a dopo lo svolgimento del referendum (aprile-maggio). Ma ciò potrebbe indurre qualche partito a far cadere la legislatura prima per poter rieleggere un Parlamento con 945 eletti anziché 600. Un dubbio che ha frenato la raccolta di firme inizialmente partita a piè sospinto.