Il Mes della discordia: Meloni duella con Conte. E oggi a Bruxelles la partita decisiva

Scontro in Senato, la premier: "Valuterò ciò che è meglio per l’Italia". Ed evoca il veto sul patto di stabilità. Il leader dei 5 Stelle: "Siete bugiardi". Nella notte lungo confronto tra la presidente del Consiglio e Macron

Roma, 14 dicembre 2023 – La rissa con Conte, iniziata martedì alla Camera, prosegue per tutta la giornata. Giorgia Meloni sfrutta la replica al termine del dibattito a Palazzo Madama per rincarare la dose. Dopo aver accusato il predecessore di "doppiezza", rinfacciandogli l’impegno del suo governo a ratificare il Mes "con i favori delle tenebre", anzi "alla chetichella", lei si presenta al Senato con la pistola fumante.

La premier Giorgia Meloni, 46 anni
La premier Giorgia Meloni, 46 anni

Nell’emiciclo sventola il fax datato 20 gennaio 2021 con cui l’allora ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, diede istruzioni all’ambasciatore a Bruxelles, Maurizio Massari, di firmare le modifiche al Fondo salvastati, che poi l’Italia sottoscrisse il 27 gennaio, "ovvero un giorno dopo le dimissioni di Conte. Questo foglio dimostra la scarsa serietà di un esecutivo che prima di fare gli scatoloni lasciava questo pacco al governo successivo", scandisce Giorgia scatenando l’ovazione dagli scranni della maggioranza e l’indignazione tra i Cinquestelle. Fa passare qualche ora, ma poi l’avvocato del popolo usa i social per replicare con durezza: "Giorgia non dire bugie. Fu Berlusconi nell’agosto del 2011 a portare il Mes in Italia. E tu eri già lì, come ministro, a far danni".

Sia ben chiaro: il passaggio politicamente più importante dell’intervento di Meloni in vista del Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles riguarda il Patto di stabilità e arriva nella risposta al senatore a vita Mario Monti, che l’avverte: "Sarei lieto se lei usasse il veto". Giorgia non si fa pregare: "Io non escludo niente. Credo che alla fine si debba fare banalmente la valutazione su ciò che è meglio per l’Italia sapendo che se non si trova un accordo, torniamo ai precedenti parametri".

Tra il dilemma del Patto di stabilità, e di conseguenza del Mes, e l’aggressione contro Conte, c’è una relazione. La premier sa che qualunque sarà la sua scelta finirà sulla graticola. Se ratificherà Patto e riforma del Meccanismo europeo di stabilità (contro cui si scaglia Salvini: "La Lega è contraria") ad accusarla di essersi piegata all’Europa, sarà proprio Conte che ora urla: "Non ti permettere di darmi del bugiardo. Assumiti le tue responsabilità, devi dire cosa vuoi fare". A Giorgia l’intemerata contro "l’ipocrisia del leader M5s" serve a parare il colpo in anticipo. Certo a spiegare l’attacco all’arma bianca a Conte valgono anche altre considerazioni: le elezioni si avvicinano, i sondaggi dicono che il solo leader dell’opposizione a competere con lei quanto a popolarità è proprio lui. Ma al Senato la premier apre lo scontro anche con il Pd.

Lo fa sul protocollo con l’Albania sui migranti, contestato dai democratici: "Voi anteponete gli interessi di partito a quelli della Nazione". Sul tema, per lei la buona notizia è la lettera ai 27 Paesi Ue in cui Ursula von der Leyen definsce l’intesa "un modello". Gioia oscurata dalla decisione della Corte costituzionale albanese di sospendere le procedure parlamentari per l’approvazione di quell’accordo previste per oggi. Il motivo? La Corte ha accettato di esaminare i due ricorsi presentati dall’opposizione di destra. Tutto rimandato alla sentenza di merito, che dovrà arrivare entro tre mesi. A Palazzo Chigi fanno sapere di non essere preoccupati: atto dovuto, tutto si risolverà.

Spera invece Giorgia che l’incidente con Draghi sia risolto. È stato uno scivolone di cui si è subito pentita. Di qui la smentita ("ce l’avevo con il Pd"), la telefonata riparatrice nella notte (Conte ironizza: sei corsa a scusarti) e la correzione di rotta in Senato: "Proprio perché ho rispetto della fermezza di Draghi, mi spiace che anche su questo si cerchi di ribaltare una situazione che spesso ha visto l’Italia accodata a Francia e Germania". È probabile che l’ipotesi di una candidatura dell’ex presidente Bce per la Commissione la innervosisca davvero anche perché è fatta per ostacolare la svolta dell’Europa a destra a cui sta lavorando con mezzo Ppe. Ma se invece, come è molto più realistico, Draghi fosse in corsa per la presidenza del Consiglio Ue Palazzo Chigi non avrebbe niente da obiettare. La giornata politica di Meloni è proseguita fino a tarda notte: la premier ha avuto un lungo incontro col presidente francese Emmanuel Macron nel bar di uno storico hotel di Bruxelles. Nella stessa saletta era presente il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, con cui Meloni ha avuto un breve scambio.