Giovedì 16 Maggio 2024
GIOVANNI ROSSI
Politica

Il campo largo è tabula rasa. Conte sbatte la porta: via dalla giunta pugliese: "Non facciamo sconti al Pd"

Il leader 5 Stelle incontra il governatore, ma non basta: il Movimento esce dalla maggioranza. Emiliano: "Non era indispensabile". Irritazione dem, i big coinvolti in inchieste saranno espulsi

Roma, 12 aprile 2024 – "Disinfestazione e pulizia". Altro che campo largo. Il Movimento 5 Stelle esce dalla Giunta regionale in Puglia (che però conserva i numeri per andare avanti). Giuseppe Conte atterra a Bari e completa l’opera di smarcamento dal Pd già avviata con la cancellazione delle primarie di centrosinistra per il nuovo sindaco del capoluogo. "Ci poniamo fuori dal perimetro di maggioranza", sottolinea l’ex premier, offrendo a tutti "un protocollo e un patto di legalità" che subito il governatore Michele Emiliano si riserva di integrare al termine di un colloquio definito "disteso e cordiale, con buoni suggerimenti". L’ex premier chiede il rafforzamento dei presidi di legalità, trasparenza e correttezza amministrativa. Li motiva così: "Stiamo leggendo pagine di politica che sono anche di cronaca giudiziaria e fanno tremare i polsi. Non combattiamo solo Meloni e soci, non facciamo sconti nemmeno a chi è nel nostro campo – ecco il punto –. Il Movimento conserva intatta l’aspirazione a cambiare la politica. È il momento di pulizia e tabula rasa".

Dividersi è un errore, secondo Emiliano: "Non era indispensabile l’uscita dei M5s dalla Giunta per ribadire i nostri comuni convincimenti. Il rispetto della legalità e delle regole è un principio che è da sempre alla base della nostra attività istituzionale, politica e amministrativa. L’amministrazione regionale è schierata sin dal primo giorno contro ogni forma di malaffare, contro le mafie, sempre pronta a denunciare irregolarità, costante nel costituirsi parte civile nei processi. Sono schierati per la legalità anche gli altri partiti della nostra coalizione. Il Pd, con Elly Schlein in testa, lavora incessantemente per praticare questi principi, comprendo la sua amarezza in questo momento in cui bisognava rimanere uniti".

Troppo tardi. L’arresto per corruzione di Alfonso Pisicchio (ex assessore regionale ora ai domiciliari), di suo fratello Enzo e di altre cinque persone, consegna al leader pentastellato l’occasione perfetta per una scelta di rivendicata rottura. E per chiudere il cerchio, Michele Laforgia, candidato 5 Stelle alla guida del capoluogo ma anche avvocato di Pisicchio, rinuncia "al mandato difensivo allo scopo di evitare, anche a tutela dell’indagato, qualsiasi ulteriore speculazione sulla presunta interferenza fra la mia attività professionale e la mia candidatura". Al momento l’avvocato movimentista se la dovrà vedere col dem Vito Leccese, a meno che l’ex prefetta Antonella Bellomo non costringa tutti a cambiare copione.

"Rinunciamo ai ruoli di governo, lasciamo i nostri posti in Giunta, rimettiamo tutte le deleghe. Crediamo sia l’unico modo per dare una forte scossa", scandisce Conte in conferenza stampa. E che proprio il Pd sia esplicitamente nel mirino emerge da un concomitante distinguo: "Nessuno può disconoscere le battaglie antimafia di Emiliano", l’amministrazione in carica "ci è molto affine", riconosce l’ex premier, omettendo il fatto che la Giunta pugliese ora ha solo due assessori dem, uno di sinistra radicale, e per il resto è composta da civici e popolari per Emiliano o indipendenti. Quindi perché sbattere la porta adesso? "Ci assumiamo la responsabilità di contribuire alla disinfestazione e all’opera di pulizia nel mondo politico", è il pubblico mandato di Conte, mentre Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, chiede a Emiliano di azzerare la Giunta e anche la segretaria dem Elly Schlein accarezza l’idea.

L’irritazione di Schlein è grande. Si sente parte lesa. Chiede a Emiliano di aprire un netto cambio di fase. E ricorda di aver detto, già "nei giorni scorsi a Bari, che bisogna tenere lontani trasformisti e interessi sbagliati" per "scardinare la cattiva politica". Nel frattempo, il Pd valuta risposte forti. Tra le opzioni in campo c’è quella di espellere l’ex assessore Anita Maurodinoia (per presunta compravendita di voti), il capogruppo in Consiglio regionale Filippo Caracciolo (che rimette di nuovo il suo mandato dopo un rinvio a giudizio per scambio di favori) e l’altro esponente di punta Michele Mazzarano (condannato invece in via definitiva).