Matteo Salvini (Imagoeconomica)
Matteo Salvini (Imagoeconomica)

Roma, 1° giugno 2018 – Matteo Salvini è felice. Ha portato a casa un risultato che solo due giorni fa sembrava un percorso a ostacoli pericoloso e pieno di incognite. È riuscito a rafforzare la componente leghista al governo garantendosi oltre alla presenza di Savona anche il ministero dell’Economia. “È come se ci fossero due Savona nell’esecutivo – fanno sapere fonti autorevoli del Carroccio – perché il nome di Giovanni Tria al Mef l’ha fatto Giancarlo Giorgetti che lo conosceva da tempo”. Probabilmente da quando Tria era consulente di Brunetta e contribuiva alla stesura del programma di centrodestra. Altro motivo di grande soddisfazione a via Bellerio è quello di aver portato nell’alveo della maggioranza Fratelli D’Italia, seppur soltanto con un astensione a causa del veto sull’ingresso della Meloni posto dal M5S . Ma grazie ai 18 senatori di Fd’I ora i numeri a palazzo Madama non sono più un problema. Due dei tre partiti che compongono il centrodestra nella coalizione che sostiene il governo Conte, un successo agli occhi di Salvini. “Se avessimo continuato il braccio di ferro su Savona la nostra gente non avrebbe capito – ha confidato il leader della Lega ai suoi fedelissimi”. Tanto più che ci sono state forti pressioni dalla base, soprattutto dalle categorie produttive vicine al Carroccio a chiudere in fretta e a evitare l’ennesimo salto nel buio a rischio spread e speculazione. Ma questo non vuol dire affatto che d’ora in poi il Carroccio cambierà atteggiamento e politica nei confronti dell’Europa.

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“Anzi – ha spiegato Salvini – ad affiancare il ministro degli Esteri Moavero in tutte le riunioni comunitarie ci sarà sempre proprio Savona, quindi in soldoni cambierà ben poco”. Certo la sua presenza era imprescindibile per la formazione del nuovo governo ed ecco perché già di prima mattina Salvini ha chiamato il professor Savona per chiedergli la disponibilità a uno spostamento agli Affari Europei. A quel punto, forte del suo assenso, ha iniziato la lunga trattativa con Di Maio iniziata in un clima di forte sospetto da parte del leader M5S. Di Maio temeva che Salvini volesse ‘far melina’ per prendere altro tempo e arrivare al voto a settembre-ottobre quando, sondaggi alla mano, il consenso del Carroccio sarebbe balzato alle stelle. Salvini lo ha tranquillizzato giurandogli testualmente “Luigi, non voglio fregarti”. Superate le diffidenze iniziali, poi tutto è filato in discesa. Certo ora bisognerà vedere se la coalizione di centrodestra reggerà l’urto della nascita del governo Giallo-Verde.

Forza Italia ha confermato che farà opposizione con un occhio attento al rispetto del programma con cui si era presentata al voto il 4 marzo davanti agli elettori. Berlusconi attende Salvini al varco e dice “vedremo sin dalle prime mosse se sarà autonomo dal M5S”, poi sottolinea che “l’Italia supera la crisi più lunga della storia solo al mio passo di lato”. Il Cav ha mostrato apprezzamento per la scelta di Moavero che garantisce continuità in politica estera e per Tria all’economia che esclude qualsiasi velleità di uscita dalla moneta unica. “Due argini al rischio di una deriva populista” secondo Berlusconi. La parola d’ordine è sempre la stessa: “È una divisione temporanea, vietato attaccare la Lega e Salvini”, anche perché in ballo ci sono 4 regioni amministrate insieme e tra 10 giorni si vota in 800 comuni dove Forza Italia e Carroccio si presentano insieme.

E in serata, da un palco a Sondrio, Salvini ha subito sfoderato un tris di obiettivi del governo: cinque miliardi in meno agli immigrati, stop alle cartelle esattoriali e no agli sconti di pena per i reati più gravi.